Lucca, la casa nuova dopo anni difficili poi l'incendio fatale: la storia della coppia morta tra le fiamme
La malattia e le difficoltà economiche avevano segnato la vita della coppia. Erano arrivati nel quartiere da pochi mesi e qui speravano di trovare serenità
LUCCA. Al bar Catelli, che a San Vito è quasi un’istituzione, i loro nomi non dicono molto. Maria Grazia Giorgetti e Gianluca Del Papa abitavano nel quartiere solo dall’inizio dell’anno, in un appartamento tra via Corsica e via Bertini, rimesso a nuovo da Erp. Il tempo di trasferirsi e conoscere i vicini di pianerottolo, forse non quello di diventare volti familiari per tutti. Ieri mattina, invece, davanti alla palazzina annerita dal fumo, si parlava di loro. Delle due persone morte nell’incendio della notte e di chi, uscito vivo, non poteva più tornare a casa. «Ieri sera qua c’era l’inferno», dice una donna che vive nell’edificio di fronte.
Maria Grazia aveva 73 anni, Gianluca 65. Stavano insieme da molti anni e avevano attraversato periodi difficili, aiutandosi come potevano. Lei era stata agente di custodia fino al congedo, nel 2004. Entrambi avevano avuto problemi con la giustizia. Ma negli ultimi anni erano soprattutto la salute e le difficoltà economiche a scandire le loro giornate. Lui, invalido civile, aveva lottato a lungo contro una grave malattia e si era sottoposto a terapie pesanti. Lei faticava a camminare e usava talvolta la sedia a rotelle; per respirare aveva bisogno dell’ossigeno. Un paio d’anni fa, a Nave, era stata investita da un corriere. Chi le stava vicino racconta che dopo quell’incidente le sue condizioni erano peggiorate.
Le difficoltà della coppia non erano cominciate con il trasferimento a San Vito. Anni fa si erano rivolti al Tirreno perché temevano di perdere la casa in affitto a Sant’Angelo. Raccontavano di vivere senza gas, con la muffa nell’appartamento e uno sfratto in arrivo. Maria Grazia percepiva una pensione di circa 400 euro; il contributo comunale per l’emergenza abitativa, 150 euro, si era interrotto. «Non sappiamo cosa fare», diceva allora. Il Comune spiegava che la coppia era seguita dai servizi sociali, ma intanto il debito per l’affitto, raccontava lei, sfiorava i duemila euro. In quelle parole c’era la fatica di affrontare anche le necessità più semplici.
Negli anni successivi i problemi di salute erano diventati più pesanti. Avevano chiesto ancora sostegno ai servizi sociali; una mano arrivava anche da Luana Rossi, cognata di Gianluca. Poi, all’inizio del 2026, l’ingresso nell’alloggio di via Corsica. Una casa rinnovata, in un quartiere nuovo per loro. Giovedì pomeriggio, quando Maria Grazia è tornata dal Pronto soccorso, un vicino l’ha aiutata a salire i pochi gradini che la separavano dall’appartamento. Poche ore dopo, da quella casa si sono levate le fiamme. La causa dell’incendio è ancora oggetto di accertamenti.
Indika abita accanto, con il marito – l’uomo che ha aiutato Maria Grazia – e il figlio piccolo. «Io stavo già dormendo. All’improvviso ho sentito urlare, poi l’odore di bruciato, il fumo. Abbiamo avuto paura». Nella tarda mattinata è rientrata per prendere alcune cose prima di raggiungere Villa Pardini, dove il Comune ha predisposto l’accoglienza per parte degli sfollati. «Il portone di casa mia è tutto annerito dal fumo e rovinato dal calore», racconta. Anche chi non ha riportato ferite deve ora fare i conti con una casa in cui non può entrare e con gli oggetti lasciati dentro nella fuga.
Sul posto, ieri mattina di buon mattino, sono arrivati l’assessore al sociale Salvadore Bartolomei, gli assessori Nicola Buchignani e Simona Testaferrata e il vicesindaco Fabio Barsanti. Hanno incontrato i residenti per capire di cosa avessero bisogno nell’immediato: sedici persone hanno dovuto lasciare la palazzina.
In serata, davanti al portone, qualcuno ha deposto un mazzo di fiori. È rimasto lì, davanti alla casa dove Maria Grazia e Gianluca avevano vissuto per pochi mesi e dove hanno perso la vita insieme.
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