Lucca, asse suburbano: 10 mesi di stop
Il Tar conferma la sospensiva, adesso si attende la perizia richiesta dai giudici e relativa al rispetto delle norme sulla progettazione e la sicurezza
LUCCA. È arrivata ieri, dopo l’udienza al Tar di mercoledì, la conferma dello stop alle ruspe per il cantiere dell’ultimo tratto dell’asse suburbano in corso a San Vito.
Una decisione attesa dalle parti, i ricorrenti da un lato (la famiglia Monteriso) e il Comune dall’altro, dopo il primo accoglimento – sempre da parte del tribunale amministrativo – della sospensiva d’urgenza dei lavori rispetto alla quale aveva a sua volta fatto opposizione l’amministrazione comunale. Ricorso, quest’ultimo, respinto dal Tar, due settimane fa, in attesa però dell’esame (l’altro ieri) nel merito della sospensiva.
Mercoledì, quindi, il collegio dei giudici fiorentini si è espresso ed ha confermato lo stop che, a questo punto, diventa effettivo e gli operai delle ditte incaricate dei lavori, che nelle scorse settimane erano tornati all’opera, dovranno fermarsi. Fino a quando? Salvo ulteriori colpi di scena – per quanto in punta di diritto al momento non se ne vedrebbero di possibili – si dovrà attendere maggio 2027 per l’eventuale prosecuzione del cantiere e l’ultimazione dell’intervento sul quale ormai da anni si combatte a suon di carte bollate in nome, certamente, di un interesse specifico della famiglia ricorrente – i danni alla propria proprietà privata – ma, come hanno sempre sostenuti i Monteriso, anche in virtù della salvaguardia della sicurezza dell’intera zona a fronte di un progetto che non sarebbe in grado di garantirla.
Dunque si andrà a maggio – per la precisione il 13 – del prossimo anno. Per quel periodo, il perito nominato dal Tar – un docente del Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale dell’Università di Firenze – dovrà completare emettere a disposizione dei giudici lo studio tecnico sul contestato tracciato grazie al quale stabilire se il progetto della nuova intersezione tra via Martiri delle Foibe e via Vecchia Pesciatina rispetti le norme sulla progettazione e sulla sicurezza stradale, con particolare riferimento ai raggi di curvatura, alla visibilità e ai limiti di velocità previsti.
Lo stop al cantiere ottenuto dalla famiglia Monteriso, rappresentata in tribunale dall’avvocato Jacopo Sanalitro, non era così scontato. In ballo infatti c’è la questione per la quale il Comune, anche a fronte dei recenti ricorsi, ha deciso di andare avanti: l’utilità pubblica dell’infrastruttura, ritenuta strategica.
L’attenzione del Tar, anche in considerazione della perizia commissionata, sembra tuttavia spostarsi ora proprio sulle questioni tecniche volte ad accertare se utilità faccia rima – passateci l’espressione – con sicurezza e correttezza della progettazione.
V.L.
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