Lavoro
Un americano che cucina alla lucchese: tour tra le botteghe e poi ai fornelli – La storia di Matthew
Matthew Cook, cuoco californiano che dieci anni fa ha lasciato tutto per trasferirsi a Lucca e inseguire il proprio sogno: adesso fa il personal chef per cene ed eventi privati
LUCCA. Quando si è abituati a percorrere ogni giorno le stesse strade e a posare lo sguardo sempre nella stessa direzione, è difficile accorgersi di quanta bellezza si nasconda dietro quegli angoli che, ormai, diamo per scontati. A volte basterebbe guardarsi un po’ più intorno per riscoprire la meraviglia. Ma non siamo abituati a farlo. Se si vive a Lucca, è quasi impossibile stupirsi ancora delle mura o delle piccole stradine che sembrano sussurrare storie a chi le attraversa. Per chi la abita ogni giorno, tutto questo finisce per diventare normale. Ed è forse proprio per questo che facciamo fatica a capire cosa lasci di così forte ai turisti che la visitano per la prima volta e poi continuano a tornarci, dopo essersene innamorati. Per molti è un amore a prima vista. Il paradosso è che te ne rendi conto soltanto quando inizi a parlarci davvero, con quelle persone. Quando ti raccontano ciò che tu vedi ogni giorno, ma da una prospettiva completamente diversa.
Un amore a prima vista
È accaduto qualche mese fa parlando al telefono con Matthew Cook, cuoco californiano che dieci anni fa ha lasciato tutto per trasferirsi a Lucca e inseguire il proprio sogno. Ci ha raccontato del suo "small business": una ditta individuale con cui lavora come personal chef per eventi e cene private, organizza lezioni di cucina e cooking experience dedicate soprattutto ai turisti stranieri. Un californiano innamorato della cucina lucchese che ha sentito il desiderio di «restituire qualcosa alla città che mi ha accolto a braccia aperte».
La spesa in città
All’inizio l’idea che un americano volesse insegnare a cucinare "alla lucchese" ci era sembrata piuttosto bizzarra. Eppure, è bastata una mattinata trascorsa insieme a lui per cambiare prospettiva. Il motivo? Partecipare alla sua cooking experience fa sentire orgogliosi di essere lucchesi. Alle nove del mattino ha incontrato i suoi ospiti alla casermetta di San Donato insieme ad altri sei partecipanti: cinque americani e un’inglese. Dopo le presentazioni, siamo partiti per un piccolo tour tra le botteghe storiche del centro. La prima tappa è stata da Taddeucci, dove Matthew ha comprato buccellato e torta d’erbi coi becchi. Poi l’ortofrutta di piazza Bernardini, da cui lo chef è uscito con sacchetti pieni di frutta e verdura fresche. Dopo ancora da Prospero per acquistare guanciale e pecorino, e infine da Giusti, per una vera scorpacciata di focaccia, focaccia dolce e pane appena sfornato. È stato commovente vedere come Matthew, prima di varcare ogni soglia dei negozi in cui siamo entrati, cogliesse l’occasione per raccontare l’anima di ognuno di questi. E bastavano poche parole perché gli ospiti iniziassero subito a dire che sarebbero tornati lì prima della fine del viaggio.
L’esperienza culinaria
Terminata la spesa, la comitiva è rientrata nel suo laboratorio di cucina, allestito con otto postazioni di lavoro. Davanti a ciascuno partecipante, in una ciotola, c’erano già farina di semola e uova: l’essenziale per preparare la pasta fresca fatta in casa. E così, mani in pasta, tutti hanno iniziato a lavorare. Nel frattempo, mentre l’impasto riposava, Matthew ha preparato un aperitivo con piatti cucinati interamente da lui. Poi, seduti tutti insieme attorno al tavolo, tra un assaggio e una chiacchiera, quella mattinata ha iniziato ad assumere un significato diverso. Matthew ha raccontato ai partecipati di sé e di come la sua passione sia nata da qualcosa di estremamente semplice: guardare il padre cucinare il barbecue in giardino.
Perchè Lucca
Quando dico agli italiani che vengo dalla California, mi chiedono spesso come mi sia venuta l’idea di trasferirmi in una piccola città come Lucca» racconta. «Io rispondo sempre che il mio sogno è innamorarmi di un posto e desiderare di viverlo ogni giorno. I primi anni non sono stati semplici: cambiare vita così velocemente non è da tutti. Non so se resterò qui per sempre, ma so che non mi stancherò mai dell’Italia e della sua cucina. Ti mette a disposizione così tante cose che è impossibile farlo».
Il gran finale
Finito l’aperitivo, però, è arrivato il momento di tornare a mettere le mani in pasta. Prima il sugo, preparato con le verdure comprate quella mattina tra le botteghe del centro. Poi la parte più bella: dare forma agli gnocchi uno a uno, cercando di farli assomigliare il più possibile a quelli di Matthew. E alla fine, quando tutto era pronto, i partecipanti si sono seduti di nuovo a tavola. A mangiare ciò che avevano preparato insieme. Prima di salutarci sono arrivati anche il buccellato, la torta d’erbi e la focaccia con l’uvetta. Ed è stato proprio che è stato chiaro come, forse, Matthew avesse davvero ragione: certe città riescono a farsi amare così tanto da convincerti a restare. A farlo capire non sono state soltanto le sue parole, cariche di un amore sincero per Lucca, ma soprattutto gli sguardi dei turisti lungo le vie del centro. Le domande continue sulla città, a cui Matthew rispondeva con l’entusiasmo di una guida innamorata del luogo che racconta. Le espressioni meravigliate davanti a ogni scorcio, la curiosità di conoscere ogni dettaglio, l’emozione nel preparare la pasta fatta in casa e perfino l’iniziale diffidenza nell’assaggiare una torta fatta di verdure. A volte fa bene guardarsi intorno da una prospettiva diversa. Serve a ricordare anche ai lucchesi che forse, ogni tanto, dovrebbero imparare a guardare Lucca con gli occhi di chi se ne innamora al primo sguardo.
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