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La tragedia

Lucca, muore a 46 anni mentre torna a casa dal lavoro: Giuseppe e gli attimi dello schianto fatale

di Redazione Lucca

	L'incidente e la vittima 
L'incidente e la vittima 

L'incidente sulla via di Fondovalle: la vittima era uno stimato chef che da qualche tempo lavorava nel campo delle consulenze alimentari

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GALLICANO. Un viaggio di rientro dal lavoro, una strada che conosceva bene, un pomeriggio qualunque trasformato in tragedia. Giuseppe Bertoli, 46 anni, chef originario e residente a Castiglione Garfagnana, è morto domenica 12 aprile in un violento incidente lungo la via di Fondovalle, all’altezza del bivio per La Barca, nel comune di Gallicano. Erano da poco passate le 15.30 quando la sua moto Honda 1000 si è scontrata con una Fiat Panda nera. L’impatto è stato devastante: per Bertoli non c’è stato nulla da fare, nonostante l’arrivo immediato dei soccorsi e l’attivazione dell’elisoccorso Pegaso. Il conducente dell’auto, un uomo della zona, è rimasto praticamente illeso ma in forte stato di choc. La dinamica del sinistro è ancora al vaglio dei carabinieri e della polizia municipale, intervenuti insieme ai vigili del fuoco per i rilievi e la messa in sicurezza dell’area. La strada è rimasta chiusa per oltre un’ora, mentre la notizia della morte di Bertoli iniziava a diffondersi in Garfagnana, lasciando sgomenta una comunità che lo conosceva bene.

Una vita tra i fornelli, dalla Versilia alla Garfagnana

Giuseppe Bertoli era molto più di un motociclista appassionato: era uno chef stimato, un professionista che aveva costruito la propria carriera con dedizione, curiosità e una visione personale della cucina. Classe 1979, aveva mosso i primi passi in Versilia, lavorando in diversi locali della costa, dove aveva affinato tecnica e creatività. Negli anni era tornato nella sua terra, la Garfagnana, portando con sé un bagaglio di esperienze che lo aveva reso un punto di riferimento per chi cercava una cucina autentica ma capace di innovare. Aveva lavorato all’agriturismo Mulin del Rancone di Camporgiano, una realtà molto conosciuta nella zona, dove aveva contribuito a valorizzare i prodotti del territorio con uno stile personale e riconoscibile. Negli ultimi tempi aveva intrapreso una nuova fase della sua carriera: era consulente per un’azienda di ristorazione e cucina con sede a Pisa. Un ruolo che gli permetteva di unire competenze tecniche, capacità organizzative e quella passione che non aveva mai smesso di guidarlo. 

Un professionista apprezzato e un uomo riservato

Chi lo conosceva lo descrive come una persona discreta, gentile, sempre pronta a dare una mano. Un uomo che parlava poco di sé, ma molto attraverso il suo lavoro: piatti curati, attenzione alla materia prima, rispetto per la tradizione. La cucina, per lui, non era solo un mestiere: era un linguaggio. E in quel linguaggio Giuseppe aveva trovato il modo di raccontare la sua terra, le sue radici, la sua identità.  La notizia della sua morte ha lasciato un vuoto profondo tra amici, colleghi e clienti abituali. Molti lo ricordano come un professionista serio, appassionato, capace di lavorare con precisione anche nei momenti più complessi. Altri come un uomo semplice, legato alla famiglia e alla Garfagnana.

Le indagini

Le forze dell’ordine stanno ricostruendo con precisione la dinamica dell’incidente. Saranno i rilievi e le testimonianze a chiarire cosa sia accaduto nei secondi che hanno preceduto l’impatto. Intanto resta il dolore di una valle che si stringe attorno alla famiglia Bertoli, colpita da una tragedia improvvisa e ingiusta. Giuseppe stava semplicemente tornando a casa, lungo una strada che aveva percorso centinaia di volte. Un tragitto quotidiano che si è trasformato in un addio.

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