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Lucca

La sentenza

Lucca, ignorata la malformazione del feto: Asl condannata a risarcire i genitori

di Pietro Barghigiani

	(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

I giudici hanno riconosciuto un danno da lesione all’integrità psichica

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LUCCA. Le ecografie non avevano rivelato le malformazioni del feto alla gamba e al piede destro. I genitori lo scoprirono quando nacque il bambino.

Uno choc arrivato a segnare una gravidanza priva, all’apparenza, di problemi. Quando si resero conto che il loro primo figlio avrebbe vissuto con una menomazione pesante a una gamba, furono travolti da una depressione durata anni. Tra sconforto e rabbia per non aver conosciuto in tempo le condizioni del piccolo. Se i medici dell’ospedale li avessero avvertiti di quella disabilità, è stata la loro tesi nella causa contro l’Asl, si sarebbero preparati senza essere travolti da un imprevisto inimmaginabile. Al contrario, quando videro il neonato, la gioia del parto naufragò nella disperazione per l’handicap irreversibile.

Quella mancata informazione, causata dall’assenza di diagnosi, diventa ora una condanna a risarcire i danni psichici e morali subìti dai genitori. Un conto che la Corte d’Appello di Firenze stabilisce in circa 16mila euro, comprese le spese legali. Quella che viene riconosciuta è la lesione permanente all’integrità psichica della coppia.

La storia risale al 2013. Le ecografie fatte nei mesi precedenti il parto non avevano rilevato la grave malformazione del feto. Colpito da agenesia (assenza di una porzione, ndr) del perone destro e assenza del secondo e quinto dito dello stesso piede. Una precedente sentenza aveva affermato la responsabilità dell’Asl nella svista diagnostica. L’ultimo verdetto fissa il risarcimento per il danno subìto dalla coppia.

Un trauma fronteggiato con il ricorso a farmaci antidepressivi e percorsi psicologici. Scrive la Corte d’appello (quarta sezione civile, presidente Sante, Conte relatore, Mazzarelli) «che è ravvisabile una responsabilità dell’azienda per l’omessa diagnosi, durante la gravidanza, della malformazione fetale all’arto inferiore destro – in particolare, per la mancata diagnosi di una forma di emimelia consistente in agenesia (difetto longitudinale) del perone e dei due raggi esterni del piede, che comporta (con costante peggioramento con il passare degli anni) deviazione assiale rotazionale del piede prevalentemente in equino valgo».

Lo psichiatra, oltre che medico legale, nominato dai giudici per effettuare la perizia su mamma e papà nella sua relazione finale, accolta dalla Corte d’Appello, sostiene che «la mancata informazione ha sicuramente determinato uno sconvolgimento maggiore in entrambe i genitori che hanno avuto necessità di un supporto più incisivo non essendo preparati all’evento». E ancora: «Le reazioni dei due coniugi sono state differenti: se per il marito il disagio si esprime ancora oggi anche attraverso la rabbia, la reattività, il bisogno di avere giustizia, l’oppositività, la disforia, per la moglie si manifesta invece con una sintomatologia psichica caratterizzata da un orientamento dell’umore orientato non solo alla tristezza, ma anche dotato di un certo ottundimento emotivo». Una condizione che si traduce in un risarcimento danni a cui è stata condannata l’Asl. 

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