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Garfagnana, scoperta carcassa di cinghiale sulla riva del lago di Gramolazzo

di Luca Dini
Garfagnana, scoperta carcassa di cinghiale sulla riva del lago di Gramolazzo<br type="_moz" />

La peste suina supera i danni alle colture e si fa sanitaria

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MINUCCIANO.  Non è più solo una questione di danni alle colture o di avvistamenti sporadici nei boschi.
L’emergenza cinghiali in Garfagnana sta assumendo contorni preoccupanti, spostandosi dalle zone rurali fino alle rive dei laghi e ai quartieri residenziali. Due segnalazioni recenti accendono i riflettori su un problema che ha un nome preciso: Psa, la Peste Suina Africana. La prima immagine, cruda e simbolica, arriva dalle sponde del lago di Gramolazzo. Una carcassa di cinghiale giace a pochi passi dall’acqua. Secondo le testimonianze dei residenti, non si tratta di un caso isolato. La polizia provinciale sarebbe impegnata in un faticoso e quotidiano lavoro di recupero. «Ne portano via a decine, quelli che vengono segnalati» racconta un cittadino. Il timore diffuso è che, con l’arrivo della stagione calda, le carcasse non individuate nelle zone impervie possano innescare un’emergenza sanitaria di diversa natura. Parallelamente, il monitoraggio dei social network evidenzia come il problema stia bussando letteralmente alla porta di casa.

Nel quartiere di Santa Maria, a Castelnuovo, sono stati avvistati diversi esemplari aggirarsi tra le abitazioni, incuranti della presenza umana. Ma cosa collega i decessi nell’Alta Valle con le “passeggiate” urbane a Castelnuovo? Il nesso è proprio la Peste Suina Africana. La Psa è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce cinghiali e suini domestici. È bene ribadirlo subito per evitare allarmismi: il virus non è trasmissibile all’uomo, né attraverso il contatto né tramite il consumo di carne. Tuttavia, le conseguenze indirette sono pesantissime.

Nelle zone colpite o considerate “cuscinetto”, l’attività venatoria è stata sospesa o fortemente limitata per evitare che il movimento dei cacciatori e dei cani possa involontariamente trasportare il virus altrove attraverso scarponi o pneumatici. Questo blocco della caccia ha creato un paradosso: da un lato la popolazione dei cinghiali aumenta indisturbata proprio a causa dello stop ai prelievi, spingendo gli animali a scendere verso i centri abitati (come Santa Maria) in cerca di cibo. Dall’altro, la malattia sta facendo il suo corso naturale tra gli esemplari selvatici, portando ai numerosi ritrovamenti di carcasse come quello di Gramolazzo. La sfida per le autorità locali e la polizia provinciale è adesso quella di gestire una popolazione in crescita che si sente sempre più “protetta” dalla mancanza di predatori e cacciatori, mantenendo alta la guardia sullo smaltimento dei capi infetti per proteggere gli allevamenti suinicoli della zona, che rappresentano un’eccellenza gastronomica del territorio da salvaguardarel

Luca Dini

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