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Garfagnana, 40 anni dall'allarme terremoto: dalla lezione del 1985 nasce l’eccellenza di oggi

di Luca Dini

	La carrozza di un treno trasformata in dormitorio (archivio Il Tirreno)
La carrozza di un treno trasformata in dormitorio (archivio Il Tirreno)

Il racconto di Vincenzo Suffredini, storico responsabile della Protezione civile

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CASTELNUOVO. «Se oggi siamo un’eccellenza di livello nazionale per il nostro sistema di Protezione Civile, lo dobbiamo a ciò che scaturì dopo l’allerta del 1985».

Vincenzo Suffredini, figura centrale nella storia della Protezione Civile a Castelnuovo e in Garfagnana, ricorda uno degli eventi più significativi del territorio. Da pochi mesi in pensione, Suffredini continua a ricoprire il ruolo di coordinatore del gruppo locale e rievoca quel 23 gennaio 1985 come una data cruciale.

«All’epoca ero ancora dipendente in una ditta edile privata – racconta – e fummo convocati dal sindaco Bianchini agli impianti sportivi per mettere a disposizione i nostri mezzi: camion, ruspe e attrezzature varie. La Protezione Civile, così come la conosciamo oggi, ancora non esisteva; c’era solo il Cav. Ricordo che allestirono un collegamento radio in una stanza della piscina comunale, e nel frattempo arrivarono l’esercito e treni speciali. Fu un periodo di ansia, in attesa di qualcosa che faceva paura, ma che per fortuna non si verificò». L’anno successivo, nel febbraio 1986, Suffredini iniziò a lavorare per il Comune di Castelnuovo, occupandosi subito del progetto Garfagnana/Lunigiana per la prevenzione sismica. «Costruimmo una rete di geometri locali per realizzare studi e valutazioni. Proprio qui nacquero le schede post-terremoto, oggi note come schede Aides, sperimentate durante un convegno a Castelnuovo. Fu un momento di svolta: iniziarono a formarsi i primi gruppi di protezione civile, e la Prefettura richiese una sorta di piano comunale, che all’epoca si limitava a un elenco di numeri di telefono da contattare in caso di emergenza». Gli effetti di quell’allerta non tardarono a manifestarsi. «Divenimmo protagonisti di diversi progetti pilota – continua Suffredini – . Dopo la legge per la messa in sicurezza degli edifici pubblici del 1986, arrivò quella del 1997 per gli edifici privati, con finanziamenti dedicati. Possiamo dire che l’intera cultura della prevenzione sismica in Italia nacque da quell’allerta».

Ma la storia non finisce lì. Il 25 gennaio 2013, il territorio fu colpito da una scossa di magnitudo 4.8.

«Questa volta c’era una scossa reale – ricorda Suffredini – e, come sempre, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia inviò un’analisi. Il 31 gennaio ricevemmo un fax dalla Regione, preannunciato ai sindaci dalla prefettura: il capo del dipartimento, Franco Gabrielli, scriveva che nelle ore successive avrebbe potuto verificarsi un altro terremoto. Ero con il sindaco Gaddo Gaddi quando arrivò il fax, e lo leggemmo insieme.

I sindaci decisero di allertare immediatamente la popolazione.

«Usammo ogni mezzo a disposizione: megafoni per strada, comunicazioni porta a porta, chiamate telefoniche, anche se molte linee andarono in tilt. Decidemmo di sfruttare il profilo Twitter della Protezione Civile di Castelnuovo, un mezzo veloce per raggiungere tante persone e per dare risonanza nazionale. Ci contattarono subito Sky e altre troupe televisive. Allestimmo il palazzetto dello sport, dove ospitammo numerose persone per diversi giorni».

Non mancarono le polemiche, e Gabrielli intervenne per spiegarsi con i sindaci. «Prevedere un terremoto resta impossibile», afferma Suffredini, «ma quelle giornate, difficili ma senza danni, sono state fondamentali per mantenere alta l’attenzione su un territorio particolarmente vulnerabile». Anche Alessandro Bianchini, sindaco di Castelnuovo dal 1980 al 1990, sottolinea l’importanza storica di quell’allerta: «Il territorio prese maggiore coscienza del rischio sismico, arrivando a strutturare piani organizzativi eccellenti e a sviluppare una mentalità nuova per la Protezione Civile. Fu un evento che, con il senno di poi, possiamo ricordare in modo positivo». Grazie a quelle esperienze, oggi la Garfagnana è un modello di resilienza e consapevolezza, un esempio nazionale di come la prevenzione possa trasformare un momento di paura in un’opportunità di crescita.

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