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Vagli di Sotto, la Cava Colubraia non riaprirà: «Troppe criticità a livello ambientale»

di Pietro Barghigiani
Vagli di Sotto, la Cava Colubraia non riaprirà: «Troppe criticità a livello ambientale»

Il Tar respinge il ricorso della società interessata al sito dismesso da anni

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VAGLI DI SOTTO. Niente riapertura della cava dismessa di Colubraia. Dopo il no della Soprintendenza arriva anche il pronunciamento negativo del Tar che ha respinto il ricorso della società “Le Cave Srl” di Massa contro il provvedimento del Parco delle Alpi Apuane.

Il Tribunale amministrativo ha ritenuto condivisibili i rilievi in negativo espressi dal Parco a sua volta convinto dalle ragioni sul rifiuto sottolineate nelle osservazioni presentate dalla Federazione Speleologica Toscana (FST) e dall’Associazione “Apuane Libere”.

Riaprire quella cava avrebbe avuto un forte impatto sull’ambiente. Di qui la scelta di respingere il ricorso contro il no alla ripartenza dell’escavazione alla Colubraia.

Motivo? La permeabilità delle rocce presenti nella zona interessata dal progetto di escavazione, «appaiono sussistenti rischi di infiltrazione della “marmettola” nel sottosuolo, con rischio di contaminazione dei corsi d’acqua sotterranei e conseguente snaturamento degli stessi, oltre ai rischi ambientali».

Il progetto presentato dalla società prevedeva riguardava la riattivazione della coltivazione della cava “Colubraia” attraverso lo sviluppo di due gallerie esistenti, Nord e Sud, in allontanamento da una cavità carsica presente all’interno della cava e denominata “Buca dei Francesi”.

L’altolà degli ambientalisti riguardava il timore dai depositi di marmettola (scarto lavorazione del marmo, ndr) nella grotta “Buca dei Francesi”. Sono presenti in vari tratti di grotta degli accumuli di marmettola ormai cementata che vanno ad occludere le porosità e le fratture della grotta e di conseguenza, dell’acquifero fino alla sorgente del Fiume Frigido.

L’intervento ha ricevuto il parere contrario della Soprintendenza, che prevale su quelli favorevoli espressi dalle altre amministrazioni, compreso il Comune. Il sì dell’ente comunale si basa unicamente sulla presunta distanza delle gallerie di progetto dalla “Buca dei Francesi” e non contiene altre considerazioni tecnico scientifiche che possano far escludere possibili impatti.

Per giudici amministrativi ci sono «criticità non superabili che comportano il diniego della autorizzazione paesaggistica e di conseguenza della pronuncia di compatibilità ambientale, presupposti indispensabili per il rilascio dei titoli abilitativi che consentono la realizzazione dell’intervento».

La Soprintendenza prima e il Parco poi hanno convenuto che «la realizzazione delle gallerie di progetto provoca impatti sulla Buca dei Francesi e sull’acquifero e di conseguenza sull’ambiente e sul paesaggio epigeo e ipogeo. Tale valutazione si basa sulle risultanze fornite dalla Federazione Speleologica Toscana nel corso dei sopralluoghi effettuati, da cui risulta che la Buca dei Francesi, nonostante le prescrizioni di tutela impartite nel corso delle precedenti coltivazioni, è stata comunque invasa da una notevole quantità di marmettola».

Infine, prevedere la riattivabilità della cava “Colubraia” non vuol dire che ogni coltivazione sia da autorizzare. Ancora il Tar: «È di tutta evidenza, infatti, che ogni singolo progetto di coltivazione debba recare tutte le misure di tutela nei confronti dei sistemi di grotte, inghiottitoi di elevato valore naturalistico e delle risorse idriche superficiali e sotterranee, al fine di garantire la conservazione del patrimonio carsico ipogeo ed epigeo più significativo. Di conseguenza, in questa sede non viene in discussione la riattivabilità in astratto della cava “Colubraia”, ma la riattivazione della stessa secondo il progetto proposto dalla ricorrente».l




 

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