Altopascio, geometra vince duello legale: sì alla maxi eredità di una vedova
Il compagno della donna aveva impugnato il testamento, ma ha perso la causa
ALTOPASCIO. Lei, vedova e benestante, muore dopo anni di ricoveri e depressione sfociata anche in un tentato suicidio. Lui, il compagno e convivente, al momento del trapasso pensa di ereditare soldi e beni della donna. Ma sulla scena di una sequenza all’apparenza naturale entra in gioco anche l’altro. Non è un triangolo amoroso. È affetto e anche la fiducia conquistata nel tempo.
Il terzo protagonista della storia è un geometra di Altopascio che per anni si era preso cura della signora in precarie condizioni di salute. Alla fine dei suoi giorni – morirà quattro mesi dopo – con un testamento scritto di suo pugno (novembre 2020), la donna nomina il professionista altopascese come unico erede di un patrimonio che per liquidità supera il mezzo milione di euro a cui va aggiunto un immobile a Monsummano. La decisione spiazza il convivente, nominato erede nel 2017 e dopo tre anni rimosso, che impugna il testamento sostenendo che la donna non era in sé al momento di redigerlo e che il geometra l’avrebbe in qualche modo blandita in maniera dolosa per accaparrarsi soldi e casa.
Un duello legale che in Tribunale vede soccombere l’ex compagno. Non è stato dimostrato in che modo il geometra avesse condizionato la vedova, né i referti medici acquisiti durante l’istruttoria hanno rappresentato la donna come incapace di intendere e volere. Depressa sì, ma non al punto da non determinarsi nelle sue volontà.
Respinta la richiesta del compagno di annullare il testimone, il Tribunale di Pistoia lo ha anche condannato a pagare oltre 15mila euro di spese di lite alla controparte. Il geometra è l’erede legittimo del patrimonio della donna, vedova di un professionista monsummanese deceduto anni fa.
L’uomo aveva iniziato a frequentare la donna per motivi professionale nel 2009. Poi aveva proseguito nel seguire l’anziana coppia per il disbrigo di incombenze quotidiane, dalla farmacia ai rapporti bancari e con i medici che seguivano l’anziana. Una fiducia totale al punto da avere le credenziali per le operazioni bancarie e le chiavi della cassaforte. Se l’ex compagno nel processo ha sottolineato la fragilità della donna di cui il geometra si sarebbe approfittato, di contro il professionista ha risposto riferendo le confidenze dell’anziana che «si lamentava anche dell’atteggiamento schivo, distaccato e in alcune occasioni violento (percosse e maltrattamenti) del proprio compagno». Non solo. Si legge nella sentenza: «In particolar modo durante il periodo Covid, la defunta manifestava al geometra e ai medici curanti paura e pericolo a continuare a vivere con il convivente, subendo percosse e che, quindi, preferiva rimanere ricoverata in ospedale».
Tra testimonianze e referti medici, il Tribunale si è convinto che «dagli atti di causa non è dato evincersi con sufficiente certezza che la signora, al momento della redazione del testamento, non fosse capace di intendere e di volere». Anche durante i ricoveri viene descritta come vigile e collaborante.
«Pur essendo affetta da depressione, la de cuius (vedova deceduta, ndr) è apparsa persona adeguatamente lucida ai medici da cui è stata visitata, anche in prossimità del 19 novembre 2020, data di redazione del testamento impugnato – prosegue la sentenza – . In particolare due medici affermano l’assenza di specifici segnali di deficienza cognitiva nella testatrice nel periodo prossimo alla redazione del testamento. In assenza, quindi, di una specifica prova dell’incapacità nel momento della redazione della scheda testamentaria, è onere dell’attore (ex compagno, ndr) provare la presenza di veri e propri mezzi fraudolenti utilizzati da parte del convenuto (il geometra, ndr) , idonei a trarre in inganno la de cuius, suscitando in lei false rappresentazioni e orientando la sua volontà in un senso in cui non sarebbe spontaneamente indirizzata». Il testamento è valido e chi l’ha impugnato deve pagare circa 15mila euro al professionista accusato di aver sfruttato la vulnerabilità dell’anziana per farsi nominare unico erede. l
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