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Operaio morto alla Kme, la disperazione della moglie: «Ditemi che non è vero»
L’uomo lascia una figlia di 13 anni. Il ricordo degli amici dopo la tragedia
BARGA. «Ditemi che non è vero, non è possibile. Non posso pensare che Nicola non ci sia più». Raquel Baroni Dutra è la moglie di Nicola Corti, l’operaio morto alla Kme. Dal tardo pomeriggio di mercoledì è una vedova a cui la il destino ha imposto di dover crescere una figlia senza il papà. E che l’ha privata del suo compagno, l’uomo con cui era sposata dal 2008. Una storia che era tornata ad alimentarsi di amore e sentimento dopo un periodo di riflessione. Una ripartenza interrotta nel più irreversibile del modi.
Segnata da un dolore che toglie la parola, Raquel ha confidato agli amici «di non riuscire a credere che Nicola sia morto».
Trova il conforto di familiari e amici per reggere allo strazio di una perdita che ha sconvolto la comunità barghigiana. Al fianco della donna la figlia Giorgia, 13enne, adolescente colpita dalle avversità della vita a un’età in cui la leggerezza dovrebbe essere uno stato d’animo naturale. Il pensiero di amici e conoscenti va anche alla mamma di Nicola, Antonia Lisi, ostetrica in pensione dell’ospedale San Francesco al tempo del professor Arturo Viglione. Anche lei vedova. Il marito Dario Corti se ne andò nel 2020.
Una sorte che sembra essersi accanita sulla famiglia che subisce ora il lutto più atroce, quello di un genitore che sopravvive al proprio figlio.
Nell’edificio che ospita i due appartamenti della famiglia Corti (la mamma al piano terra, Nicola e la sua famiglia al primo piano) da mercoledì sera è in corso un pellegrinaggio dolente. È nel silenzio di una commozione che racconta senza dover dire che si consuma il rito delle condoglianze.
Una delle persone più vicine a Corti è Eugenio Landi, gommista con azienda a Fornaci di Barga. Nell’ottobre 2008 era stato il testimone di nozze dell’operaio deceduto. «Con Nicola ci vedevamo quasi tutti i giorni – ricorda –. Tra di noi ci sono 16 anni di differenza. Per me era come un figlio. Lui diceva di me che ero il fratello maggiore che non aveva avuto. Conoscevo bene anche il padre Dario. Nicola era una persona tranquilla, gli piaceva il suo lavoro e non aveva grilli per la testa. Non so cosa sia successo con precisione nello stabilimento. Ma quello che è accaduto è allucinante».
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