Il Tirreno

Lucca

Violenza sulle donne

Lucca, Giorgio Tambellini condannato per le botte a Francesca De André: «Non è abbastanza per ciò che ha fatto»


	Giorgio Tambellini e Francesca De André, a destra la foto del volto tumefatto che la donna pubblicò sui social
Giorgio Tambellini e Francesca De André, a destra la foto del volto tumefatto che la donna pubblicò sui social

La nipote dell’indimenticato cantautore genovese aveva denunciato pubblicamente le violenze subite dall’ex compagno: «Tre anni e tre mesi non sono abbastanza per quello che mi ha fatto»

04 aprile 2024
2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Mi sarei aspettata una condanna più pesante. Tre anni e tre mesi non sono abbastanza per quello che mi ha fatto». Francesca De André, 34 anni, nipote dell’indimenticato cantautore genovese, era presente in aula per l’udienza conclusiva del processo al suo ex compagno Giorgio Tambellini, giudicato colpevole di entrambi i capi di imputazione: maltrattamenti e lesioni personali. Una condanna che la soddisfa solo a metà: «Certo – dice –, tre anni e tre mesi a mio giudizio non sono abbastanza ma sono comunque meglio di niente. E poi vedremo se la cosa finisce qui o si andrà avanti con i ricorsi della controparte. In tal caso – prosegue l’ex concorrente del Grande Fratello –, potrebbero uscire altre cose poco piacevoli. Di certo, la vicenda proseguire in sede civile per i danni che ho subito».

De André aveva denunciato pubblicamente le violenze subite da Tambellini, pubblicando sui social le immagini del suo volto livido per le botte ricevute. Un gesto che l’aveva portata sulla prima linea del fronte nella lotta alla violenza sulle donne. «Spesso le persone vittime di violenza non si rendono conto di quello che stanno vivendo e non reagiscono – racconta Francesca –. A chi si trova in questa situazione consiglio di scrollarsi di dosso la paura e di “vomitare” fuori tutto quello che sta subendo. È il primo passo per poterne uscire ed è anche l’unico modo per farlo: se non si denunciano mariti e compagni violenti si rischia la vita. C’è l’illusione che sia un fatto isolato, una circostanza che non si ripeterà. Ma è un gioco pericoloso da fare. Bisogna prima salvare se stesse e poi, eventualmente, pensare a salvare gli altri».

In aula era presente anche Tambellini. Tra i due ex non è volata una parola, si sono evitati anche con gli sguardi. Almeno fino al momento della sentenza. «Lui non si è mai scusato per quello che mi ha fatto – racconta la donna –. Tutt’altro. Anche oggi, dopo la sentenza di condanna e nonostante la misura cautelare nei suoi confronti, all’uscita dal tribunale mi ha urlato contro».


© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Primo piano
Turismo

Il ponte del 25 aprile? Sulle piste a sciare: «Nevicata eccezionale». Ecco gli impianti aperti in Toscana