Il presidio
Lucca: sciarpe, bandiere e lacrime per l'ultimo saluto a Beppe, storico tifoso rossonero – Video
L'edicolante tifoso accompagnato dalla chiesa al Porta Elisa. Il feretro sotto la sua amata curva ovest
LUCCA. Una folla di oltre cinquecento persone per l'ultimo saluto dalla chiesa al Porta Elisa per Beppe Lorenzini scomparso all’età di 70 anni dopo aver combattuto come un leone la malattia per poter tornare alla sua tabaccheria e a tifare la Lucchese. Il feretro è stato fermato sotto la sua amata curva ovest ricevendo l'ovazione degli amici ultras.
Beppe era lì, in mezzo a quei volti loro tirati e bagnati da lacrime sincere e spontanee, vestito con la sua felpa degli Ultras, la maglia della Lucchese, le sciarpe e con ai piedi i gagliardetti dell’As Lucchese Libertas 1905. Attorno composizioni floreali: dal bar Moka agli storici amici e tifosi della Pantera, dagli abitanti del quartiere sino a una splendida composizione-cuscino dei suoi ex compagni della prima A del liceo scientifico Vallisneri con il suo primo compagno di banco Roberto Landi in testa. E poi le telefonate e i ricordi che si accavallano e si susseguono senza soluzione di continuità. Antonio Magli, segretario della Lucchese dall’estate 1999 sino alla primavera del 2008, nella stanza dell’ufficio in cui lavora ha ancora una sciarpa rossonera: «Me la regalò Beppe il primo giorno che arrivai a Lucca e resta per me un ricordo struggente. Una persona perbene, un tifoso appassionato sempre ironico e capace di sdrammatizzare anche nei momenti più difficili. Ricordo ancora quando, in una sfida in trasferta contro l’Alzano Virescit, da una feritoia della recinzione mi chiamò per offrirmi un piatto di zuppa. In ogni stadio ci vorrebbero mille Lorenzini». Sorpreso e commosso Fabio Bonelli, storico segretario della promozione in B e della Coppa Italia di C: «Non ci volevo credere. Per me era un amico. La sua edicola di via Fillungo era la più frequentata del centro storico e lì vendevano più biglietti che in ogni altra ricevitoria. Ricordo che veniva da me in ufficio per portarmi l’incasso comportandosi in modo molto professionale stando sempre al suo posto senza fare domande sulla squadra o sul singolo calciatore. Sugli spalti invece si trasformava: era un vero trascinatore, ma senza mai degenerare. Ogni volta che tornavo a Lucca era un piacere fermarmi nel suo locale a parlare dei tempi andati».
Luciano Fusini era legatissimo a Beppe Lorenzini: «È stato il primo tifoso che ho conosciuto a Lucca. Non era un ultras, era un amico. Potevi sbagliare anche dieci rigori in una partita, ma lui quando ti incontrava ti faceva festa e ti offriva da bere. E quando il primo anno che arrivai Rumignani ci impediva di frequentare il centro storico lui ci teneva bordone senza mai raccontare nulla in giro. Non potrò mai dimenticare il suo abbraccio e il suo stupore per un mio gol su calcio d’angolo alla Spal. Per mesi ha continuato a ripetermi: “Ma come hai fatto”. Non lo dimenticherò mai». Roberto Paci, bomber di ogni epoca, dalla Sardegna manda un abbraccio speciale ai familiari: “Lo rivedo come allora fuori alla porta del suo negozio in Fillungo entusiasta e sorridente, il prototipo del vero tifoso. Quanti giornalini ci ha regalato ai tempi della nostra gioventù. In trasferta non mancava mai. Spesso nel riscaldamento lo intravedo al di là della rete e mi avvicinavo per prenderlo un po’in giro. Ciao Beppe anima del tifo rossonero».
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