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Il caso

Vagli di Sotto, Puglia può imbracciare il fucile: vinto il ricorso contro la questura

di Pietro Barghigiani
Vagli di Sotto, Puglia può imbracciare il fucile: vinto il ricorso contro la questura<br>

All’ex sindaco era stata revocata la licenza per una vecchia denuncia

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VAGLI DI SOTTO. Un’altra battaglia vinta da Mario Puglia in un’aula di Tribunale. Non è il frontale penale, dove l’ex sindaco di Vagli di Sotto deve difendersi dall’accusa di reati pesanti, ma quello amministrativo. La questura di Lucca gli aveva revocato la licenza di porto di fucile a uso sportivo. Ora il Tar gliela restituisce accogliendo il ricorso presentato dal 74enne amministratore diventato negli anni un personaggio che alterna alla politica frequenti incursioni nella cronaca giudiziaria.

Il no alla licenza era dovuto a una denuncia dei carabinieri. Nel 2019, allora vicesindaco del Comune di Vagli Sotto, «avrebbe omesso di denunciare al locale comando dei carabinieri la detenzione di varie armi e munizioni di proprietà di tale Comune, di cui sarebbe entrato in possesso per riconsegna da parte di alcuni vigili urbani cessati dal servizio. Al contempo, egli avrebbe custodito con imperizia la chiave di apertura della cassaforte – posta nell’edificio sede del Comune – in cui erano deposte le armi, in un luogo facilmente accessibile a terzi, ossia in un basco militare posizionato al di sopra di un armadietto situato nella sua stanza».

Una denuncia che a livello penale si era tradotta in un’archiviazione. E anche il Tribunale del Riesame, al quale Puglia si era rivolto, aveva annullato «il provvedimento del pubblico ministero di convalida del sequestro, per insussistenza del fumus rispetto ai reati contestati in via provvisoria» e aveva disposto la restituzione di quanto sequestrato. Infine, pure la Cassazione aveva respinto il ricorso del pm contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame. La naturale conseguenza della denuncia era stata l’archiviazione.

Per i giudici amministrativi «non è ipotizzabile un’omessa custodia delle armi, considerate le anzidette modalità della detenzione delle stesse in una cassaforte della casa comunale celata dietro una tenda e delle chiavi per aprirla nascoste all’interno di un basco riposto su di un armadio in un locale diverso da quello della cassaforte. Ma non sussiste neppure il fumus di una detenzione abusiva delle armi e delle munizioni. Esse erano e sono di proprietà del Comune. In occasione dell’acquisto i sindaci dell’epoca ne avevano fatto denuncia presso la stazione dei carabinieri, sebbene non ve ne fosse necessità, perché il sindaco di un Comune come quello, privo di ufficio di pubblica sicurezza, ha la qualifica di ufficiale di pubblica sicurezza ed è esonerato dall’obbligo di denuncia. Le armi all’epoca vennero date in dotazione a due diversi vigili urbani, che poi, cessato il servizio, le hanno restituite al sindaco. Il (nuovo) detentore quindi era l’ente comunale in persona del sindaco pro tempore, che, come si è detto, era esonerato dall’obbligo di denuncia».

Alla fine, quindi, la revoca del porto di fucile era stata disposta nei confronti di Puglia «esclusivamente sulla base di una mera notizia criminis poi rivelatasi, già in sede d’indagini, inconsistente alla luce di un più attento esame della particolarità delle circostanze del caso, le quali manifestavano come al medesimo non fosse addebitabile alcuna negligenza nella custodia delle armi, né alcuna violazione dell’obbligo di denuncia delle stesse». l


 

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