Il Tirreno

Lucca

Femminicidio Barga, Maria ha cercato di difendersi dalle pugnalate. Pascaglini sotto osservazione in cella

di Luca Tronchetti

	Maria Batista Ferreira, Vittorio Pescaglini
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Maria Batista Ferreira, Vittorio Pescaglini

Esame sul corpo, sequestrati i cellulari

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LUCCA. Con la forza della disperazione avrebbe cercato di difendersi dalle pugnalate inferte dal marito con un’arma micidiale, la stessa usata nel film cult “Rambo”, con lama di 18 centimetri. Dalle fotografie che sono state trasmesse dai carabinieri al sostituto procuratore Paola Rizzo si noterebbero nitidamente delle ferite sulle mani di Vittorio Pescaglini, 56 anni, l’operatore ecologico che ha ucciso la moglie Maria Batista Ferreira, 51 anni, sposata nel 2004 e da cui si stava separando. Così oggi pomeriggio alle 15, 30 il medico legale Stefano Pierotti – a cui ieri mattina la procura ha conferito l’incarico di eseguire l’autopsia sul corpo della vittima – effettuerà anche dei prelievi sotto le unghie della donna per capire se prima di venire uccisa ha cercato in ogni modo di difendersi. Un esame autoptico necessario per chiarire anche il numero esatto dei fendenti andati a segno e per avere la certezza che la pugnalata mortale è stata quella sul fianco destro capace di perforarle il polmone provocando una inarrestabile emorragia.

Verranno eseguiti anche i necessari esami tossicologici e il responso sull’esito necroscopico ci sarà tra 60-90 giorni. Saranno esaminati anche gli abiti del femminicida e della vittima – un giaccone che aveva messo per uscire dall’Hotel Gorizia in via Cesare Battisti a Fornaci di Barga, dove alloggiava da novembre con l’ausilio dei servizi sociali, dopo il messaggio-trappola inviatole del coniuge per farla scendere giù in strada con la promessa di consegnare tremila euro, soldi necessari al suo sostentamento visto non riusciva a ingranare come badante.
Sequestro dei cellulari
I telefonini parlano. E dicono molto dei protagonisti della vicenda. Per questo i carabinieri li hanno subito sequestrati e ieri mattina il magistrato inquirente ha disposto che venissero esaminati da un tecnico per capire il numero di messaggi inviati e ricevuti da entrambi, la sequenza dei giorni e degli orari di sms e whatsapp fondamentali per ricostruire nei minimi dettagli la storia verificando che il dettagliato racconto fornito dal femminicida corrisponda e coincida in modo fedele a quanto è riportato all’interno dei cellulari.
In carcere
Da lunedì sera Vittorio Pescaglini è detenuto nel penitenziario di San Giorgio in cella assieme un italiano con precedenti per reati contro il patrimonio. É sorvegliato speciale per il timore che possa compiere atti di autolesionismo e in questi giorni è seguito con particolare attenzione dal medico del penitenziario e da psicologi e psichiatri. Ancora non si rende pianamente conto del luogo in cui è recluso anche se, durante l’udienza di convalida svoltasi in carcere di fronte al gip Simone Silvestri e al suo legale di fiducia Mara Nicodemo, ha avuto i primi segni di cedimento e di pentimento iniziando a piangere. “Sì ho ucciso io Maria, ma non volevo farlo, non so cosa mi è preso, sono distrutto”. Logicamente l’arresto è stato convalidato così come la conferma della detenzione nella casa circondariale in centro storico. Resta anche da capire se la figlia della vittima avuta dalla donna da una precedente relazione e che vive in Brasile deciderà di costituirsi parte civile e se, come probabile, lo farà l’associazione delle vittime della violenza sulle donne.
Di certo c’è che Pescaglini rischia la condanna all’ergastolo. L’accusa di omicidio volontario premeditato – al di là dell’impossibilità di accedere a pene alternative non previste in questi casi dal legislatore – è legata anche ad una piena capacità di preparare meticolosamente il delitto . 
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