Meteo
Lucca, scoperta gigantesca frode fiscale con false assunzioni nelle coop
Per le fiamme gialle in cinque anni contributi evasi per alcuni milioni di euro
LUCCA. Una gigantesca frode fiscale messa in atto per l’evasione dei contributi assistenziali e previdenziali e capace in cinque anni di produrre debiti erariali, con l’ausilio di fatture false, che ammontano a una cifra che si aggira sui 3,3 milioni di euro. Il colossale raggiro all’Erario è stato smantellato dal nucleo di polizia economico finanziaria delle fiamme gialle. Al centro dell’inchiesta – diretta dal sostituto procuratore Lucia Rugani – due cooperative e due società commerciali del Capannorese operanti nel settore delle pulizie i cui dipendenti, solo formalmente assunti, erano alle dirette dipendenze di una società della Piana retta, stando alla Guardia di Finanza, da due coniugi – lei amministratrice di diritto e lui amministratore di fatto ritenuto dagli inquirenti la “mente” della vicenda – che vivono a Capannori.
Nei loro confronti il giudice delle indagini preliminari Simone Silvestri ha emesso un’ordinanza di applicazione della misura interdittiva del divieto per un anno di esercitare qualsiasi carica societaria. E lo stesso giudice ha emesso un decreto di sequestro preventivo per equivalente di oltre 2,5 milioni nei confronti di quattro persone – oltre alla suddetta coppia di amministratori delle cooperative e delle società di pulizia e facchinaggio anche i genitori dell’amministratrice che hanno percepito compensi derivanti dalla cassa integrazione quando in realtà non avrebbero mai lavorato. In tutto sono undici le persone fisiche e nove quelle giuridiche finite sotto inchiesta. Oltre ai suddetti componenti del nucleo familiare anche i legali rappresentanti di società fittizie che emettevano fatture per operazioni inesistenti e uno pseudo consulente del lavoro, in realtà non abilitato e che verrà denunciato per esercizio abusivo della professione, che si occupava delle buste paga dei 50 dipendenti membri della cooperativa che andavano a lavorare nelle società commerciali controllate dalla coppia della Piana. Gli indagati – sono accusati a vario titolo di truffa ai danni dello Stato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.
L’origine
I finanzieri iniziano la loro attività d’indagine nel 2021 in seguito a un paio di segnalazioni giunte da dipendenti delle aziende che comprendevano una cinquantina di lavoratori, italiani ed extracomunitari di età compresa tra i 25 e i 40 anni e tra di loro anche diverse donne. Lo schema, per i finanzieri, era semplice: costituzione delle coop che fungevano da schermo come serbatoio di manodopera per consentire l’assunzione di lavoratori da impiegare in un secondo momento nelle società eroganti i servizi di facchinaggio e pulizia. Con il doppio beneficio per le società utilizzatrici, da una parte, di non avere formalmente in carico i dipendenti sotto il profilo contributivo-assistenziale e, dall’altra, di risparmiare sul costo della manodopera per il servizio più vantaggioso fornito.
La frode e l’ispettorato
Per le fiamme gialle la frode all’Erario si sarebbe consumata attraverso l’emissione di fatture false tra imprese del gruppo e imprese terze, che avevano come giustificazione contratti di appalto di servizi che, per gli investigatori, celavano il distacco di manodopera. Per riuscire a trovare il bandolo della matassa è stato fondamentale aiuto dell’Ispettorato nazionale del lavoro che si è occupato degli aspetti relativi alla materia del lavoro consentendo di ipotizzare un sistema di frode al fisco finalizzato all’evasione dei contributi previdenziali ed assistenziali da parte delle cooperative i cui dipendenti, solo formalmente assunti, erano alle dirette dipendenze della società facente capo ad uno dei coniugi.
La perquisizione
Nella perquisizione eseguita – con l’ausilio di unità cinofila antivaluta del Nucleo operativo metropolitano della Gdf di Firenze – nella casa della coppia indagati e nella sede delle società è stato rinvenuto contante per 165mila euro custodito in due casseforti, una delle quali in un bagno, e adesso sotto sequestro.
Contributi Covid
Per la Gdf le società avrebbero percepito illecitamente circa 50mila euro dal fondo d’integrazione salariale per Covid 19 ottenuto per i dipendenti in cassa integrazione senza giustificato motivo legato alla diminuzione del fatturato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
