Italia
Occhio agli sms “svuota conti”: a Lucca in due perdono quasi 60mila euro. L’errore da non commettere
Mai rispondere agli avvisi all’apparenza delle proprie banche: ecco i testi dei messaggi più frequenti
LUCCA. Occhio alle frodi informatiche “svuota conti” che girano in Rete con truffatori esperti del web capaci di raggirare imprenditori, commercianti, impiegati e operai che credono di avere dimestichezza con sms, app, portali vari e che finiscono turlupinati da organizzazioni di cyber criminali che grazie a metodi sempre più sofisticati entrano nelle home banking con codici d’accesso bancari e ripuliscono i conti correnti creando bonifici e prelevando il denaro.
Sul tavolo del magistrato Lucia Rugani nelle ultime 48 ore sono arrivate due denunce: una di un commerciante veneto con due bonifici emessi per un valore complessivo di 48mila euro e un’altra che vede vittima un abitante di Ponte a Moriano che, attraverso una tecnica più o meno analoga, si è visto sfilare dal conto una cifra leggermente inferiore ai 10mila euro senza aver effettuato autorizzazioni di sorta.
Al di là delle indicazioni di non fornire numeri o cliccare su link senza prima aver consultato la direzione della banca o il proprio consulente, l’ufficio del pubblico ministero non potrà aprire alcuna inchiesta o allertare la Guardia di finanza per arrivare a scoprire gli autori dei raggiri in fotocopia.
La frode
Perché il reato di frode informatica e in generale a tutele del consumatore rientra nelle competenze del Dipartimento Antiterrorismo. Quindi dal furto di identità alla violazione di account, dall’accesso alle email a quello abusivo a sistemi informatici, dalla truffa e-bay o su altre piattaforme di e-commerce sino al bonifico-ricarica disconosciuta e al riciclaggio elettronico e delle carte di credito i fascicoli (e sono decine di migliaia) passano per competenza alla procura della direzione distrettuale antimafia di Firenze che, letteralmente sommersa di denunce.
Conti correnti svuotati
Un sessantenne commerciante residente in provincia di Verona il 28 novembre riceve sul suo telefonino un sms proveniente dalla sua banca che lo informa di aver limitato il plafond della carta di credito e del conto corrente per mancata verifica della sicurezza web e di riattivarla cliccando su un link. Ignorato questo primo messaggio il 9 gennaio riceve un secondo messaggio dall’istituto di credito su cui legge “Gentile cliente, la sua utenza risulta sospesa per mancata certificazione della sua identità: riattivala ora” e accanto un link da cliccare per ottemperare alla richiesta.
A quel punto il sessantenne, verificato che anche questo sms proveniva dalla sua banca, si fida, clicca e gli perviene subito la comunicazione che all’indomani sarebbe stato ricontattato da un operatore dello sportello bancario. Così il 10 arriva la chiamata di un operatore che si spacciava per dipendente della banca, voce maschile accento del centro-sud Italia, che lo invitava ad aggiornare il livello di sicurezza del conto chiedendogli i codici. Essendo il conto cointestato la stessa telefonata la riceveva la consorte del commerciante. Iniziava così un lungo colloquio protrattosi anche il giorno successivo per risolvere il problema della sicurezza web. Di fatto l’operatore non solo faceva disinstallare la app della banca alla moglie dell’esercente, ma riusciva a farsi dare anche i codici d’accesso di entrambi. Soltanto a quel punto il commerciante decideva di consultarsi con proprio consulente finanziario che controllando il conto corrente cointestato si accorgeva di due bonifici: uno a favore di un autosalone della Lucchesìa per l’acquisto di un’auto d’importo pari a 45mila euro e un altro di tremila euro senza causale. Bonifici di cui non aveva mai dato autorizzazione.
Codice di accesso
Nel secondo caso il denunciante, che abita nel Morianese, ha ricevuto prima un link proveniente dalla sua banca e poi la chiamata di un operatore, rivelatosi poi un cyber criminale, per risolvere un presunto problema dei codici d’accesso sul suo conto corrente bancario invitandolo a contattare un altro numero per risolverlo. La finalità era sempre la stessa: carpire i codici di accesso al banking e quindi deviare il denaro attraverso effettuazione di bonifici. Un sistema, denominato smishing, utilizzato per estorcere informazioni personali, numeri di carte di credito e altri dati riservati. Anche in questo caso il cinquantenne è caduto nella trappola e dal suo conto sono stati prosciugati circa diecimila euro.
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