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Lucca, commerciante morto: chiesta l’archiviazione per tre medici
L’inchiesta in seguito al decesso di un commerciante operato di tiroide
LUCCA. La procura della Repubblica ha chiesto l’archiviazione per due medici e un anestesista – residenti rispettivamente a Perugia, Lecce e Salerno e assistiti dall’avvocato Claudia Selmi – accusati di omicidio colposo per colpa medica e che nel gennaio scorso eseguirono un lungo intervento chirurgico alla tiroide – programmato alla casa di cura Barbantini – in centro storico su Giovanni Palma, 76 anni, negoziante di Agropoli (Salerno).
L’anziano morì nella clinica, dopo l’intervento chirurgico, tra le 19,30, orario in cui il commerciante aveva salutato la moglie dicendole che stava bene, e le 21,45, orario in cui la consorte venne avvisata dalla clinica che il marito era deceduto.
Il magistrato inquirente – sostituto procuratore Enrico Corucci – ricevute le relazioni medico-legali, seguite all’esame autoptico con annessi riscontri tossicologici, svoltosi alcuni giorni dopo il decesso ha constatato che non c’era alcun nesso causale tra l’intervento chirurgico, tra l’altro perfettamente riuscito, e la morte del paziente giunto dalla Campania per sottoporsi a una delicatissima operazione eseguita da un chirurgo di fama nazionale scelto dallo stesso negoziante. La famiglia Palma – in particolare la moglie e i due figli – qualche giorno dopo il decesso del congiunto avevano presentato un esposto alla procura della Repubblica per conoscere le cause della morte del commerciante e capire se, eventualmente, ci fossero responsabilità attribuibili agli operatori sanitari della struttura privata. Per questo motivo i familiari di Giovanni Palma aveva nominato come legale di fiducia l’avvocato Raffaele Ruocco del foro di Salerno sostenendo che dalle indicazioni medico-sanitarie ricevute l’operazione chirurgica non era catalogata come ad alto rischio e quindi rientrava negli interventi di «routine». Preso atto della decisione della procura di chiedere l’archiviazione al giudice delle indagini preliminari, il legale della famiglia con ogni probabilità si opporrà chiedendo un supplemento d’indagine. Al negoziante era stato diagnosticato un tumore alla tiroide e i necessari approfondimenti eseguiti – la cartella clinica era stata subito sequestrata dagli inquirenti – avrebbero escluso la responsabilità non solo gli indagati, ma anche altri operatori sanitari.
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