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Lucca, nove precari battono il ministero: “Carta del docente” anche per loro
La sentenza del Tribunale equipara i supplenti a chi è a tempo indeterminato
LUCCA. La “Carta del docente” spetta anche agli insegnanti precari. Non concederla è una violazione della Costituzione e una discriminazione.
È una sentenza destinata ad aprire un varco di speranza, e di concreto sostegno economico, per migliaia di docenti non di ruolo quella pronunciata di recente dal Tribunale di Lucca.
Il giudice Alfonsina Manfredini ha accolto le ragioni di nove docenti, rappresentate dai legali della Flc Cgil, riconoscendo il diritto anche a chi a un contratto a tempo determinato il beneficio dei 500 euro destinati alla formazione professionale dell’insegnante. Un diritto retroattivo che prevede un esborso da parte del ministero di oltre 17mila euro. Rifacendosi a sentenze del Consiglio di Stato e della Cassazione, il giudice ha calato nel contesto lucchese quello che si sta accreditando a livello di giurisprudenza un po’in tutta Italia.
Il nodo
Finora il ministero dell’Istruzione e del Merito ha concesso ai docenti a tempo indeterminato la carta elettronica anche se assunti con contratto part-time, mentre quelli con contratto a tempo determinato, pur svolgendo le medesime mansioni dei loro colleghi di ruolo ed essendo sottoposti ai medesimi obblighi formativi, non usufruiscono della “Carta del docente”.
La tesi del ministero
Nelle sue argomentazioni il ministero ha contestato in fatto e in diritto i ricorsi di cui ha chiesto il rigetto «esponendo che la carta elettronica del docente finalizzata all’aggiornamento professionale è espressamente riservata in favore dei docenti di ruolo». Una tesi respinta dal giudice forte di precedenti verdetti sul tema.
Anno scolastico
Il diritto viene esteso ai precari che abbiano, comunque, un incarico fino al 30 giugno o a fine agosto. Chi fa supplenze per brevi periodi, anche se ripetuti, non rientra nella platea dei beneficiari.
Consiglio di Stato
Il Consiglio di Stato si era già espresso sul punto sostenendo che «gli obblighi di formazione non distinguono tra personale a tempo indeterminato e personale a tempo determinato».
Si era così venuto a creare «un sistema di formazione a doppia trazione quella dei docenti di ruolo la cui formazione è obbligatoria, permanente e strutturale e quindi sostenuta sotto il profilo economico con l’erogazione della Carta, e quella dei docenti non di ruolo, per i quali non vi sarebbe alcuna obbligatorietà e, dunque, alcun sostegno economico».
Incostituzionale
Scrive il giudice che «un tale sistema è incompatibile con i precetti costituzionali fissati negli articoli 3, 35 e 97 della magna Carta, sia per la discriminazione che determina a danno dei docenti non di ruolo, sia per la lesione del principio di buon andamento della pubblica amministrazione».
La Cassazione lo ha ribadito: la “Carta del docente” spetta agli insegnanti non di ruolo con incarico annuale o fino al termine delle attività di didattiche.
Ancora il Tribunale: «Le considerazioni della Corte di Cassazione appaiono a questo giudice condivisibili tenuto conto che l’attribuzione della carta docenti è finalizzata a supportare l’attività di formazione già riconosciuta ai docenti dal sistema scolastico con una formazione scelta autonomamente dal singolo docente, formazione che tuttavia deve avere ricadute positive sul sistema scolastico e sull’utenza e che quindi richiede la stabilità del rapporto lavorativo o perlomeno una persistenza significativa quantomeno di durata annuale».
Il commento della Cgil
Antonio Mercuri, segretario generale della Flc Cgil, esprime grande soddisfazione per la sentenza «ha accolto il ricorso patrocinato dagli avvocati Francesco Americo e Gianluca Esposito.
«Le docenti dal 2017 al 2022 hanno prestato servizio nella nostra provincia e si erano viste ingiustamente negare il bonus docenti per gli anni in cui avevano prestato servizio con contratti a tempo determinato, ora il giudice ha accolto le tesi dei nostri legali» conclude Mercuri. l
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