Pugno mortale al bar, il 20enne arrestato nel giorno del suo compleanno. Il movente e gli elementi-chiave delle indagini
Altopascio: l’accusa nei confronti di Richard Balestra è omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi
ALTOPASCIO. L’hanno arrestato nel giorno del suo compleanno. Non ha avuto il tempo di festeggiare i suoi 20 anni Richard Balestra che i carabinieri si sono presentati nella sua casa ad Altopascio per notificargli un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi. Per investigatori e Procura è lui l’autore del pugno mortale contro un pensionato deceduto dopo nove giorni di coma all’ospedale di Cisanello.
Il pugno
Colpito al volto da un cazzotto, Luigi Pulcini, 75enne, cadde a terra finendo con la nuca contro l’asfalto. Una lesione devastante dall’esito fatale. Un caso da manuale di omicidio preterintenzionale. Andare oltre la volontà di quello che si sta facendo e che sfocia nel dramma. Poco dopo il fatto Balestra si era presentato ai carabinieri sostenendo di essere il responsabile, ma rispetto alle immagini in possesso degli inquirenti e a certe risposte non chiare, era stato denunciato per autocalunnia. I filmati inquadravano un giovane con la maglietta bianca, lui ai militari era andato con una nera presa a casa.
Il movente
Uno sguardo o un apprezzamento alla compagna di Balestra da parte del pensionato, per decenni titolare con la moglie di una pizzeria in centro a Roma, sarebbe stata l’origine del pugno sferrato dal 20enne con un passato da pugile. Erano le 11 del 6 agosto quando all’esterno del bar “Il buon caffè” in piazza Umberto I° la rabbia di un attimo si trasformò in tragedia. Pulcini era al tavolo per la colazione e la lettura del giornale. Una frase ritenuta sgradita, uno sguardo frainteso. Gesti compiuti in una frazione di secondo che ti cambiano la vita. Balestra lo avrebbe affrontato tirandogli un cazzotto in faccia. E inizia la sequenza: la caduta del pensionato privo di sensi, la fuga dell’aggressore, incurante delle condizioni del suo bersaglio, a bordo di una Fiat 500 in compagnia della fidanzata.
Le indagini
All’aggressione avevano assistito diverse persone. Ma sono state le telecamere a indirizzare gli inquirenti sulla strada giusta coordinata dal sostituto procuratore Elena Leone. Dopo un’ora e mezzo dal fatto Balestra era andato con alcuni familiari alla caserma dei carabinieri di Altopascio: «Sono stato io». Spiegano oggi i militari il giovane aveva fornito «una versione dei fatti che appariva evidentemente incongruente rispetto a quanto riferito da alcuni testimoni presenti sul luogo dell’aggressione, aggiungendo dettagli fuorvianti al fine di rendere le indagini complesse e non arrivare all’accertamento di una sua piena responsabilità».
Le difficoltà
L’attività investigativa è stata condotta in un contesto sociale particolarmente complesso. Il riferimento è a una cortina fumogena alzata da chi, tra amici e conoscenti, sapeva e taceva. Una reticenza espressa con i silenzi dei testimoni che, per l’accusa, temevano le reazioni dei familiari del sospettato. Di qui la scelta di restare zitti o divagare su un fatto avvenuto a pochi metri da loro in una mattina di agosto. La ricostruzione dell’episodio si è sviluppata attraverso la visione delle telecamere di videosorveglianza pubblica e privata e la successiva analisi della notevole quantità di dati raccolti.
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