Lucca, festeggia 80 anni l’edicola-chiosco di “None”: «Ecco come resisto agli effetti del digitale»
L’attività di piazza dei Cocomeri venne rilevata nel 1943 con l’antica struttura stile Liberty dal livornese Baconcini. L’attuale titolare, Alberto Gallacci: «Sono affezionato della carta stampata, ma il digitale e la rete l’hanno cannibalizzata»
LUCCA. Ottant’anni e non sentirli. Cambiano i tempi, le generazioni, i gusti e le esigenze dell’utente, ma il chiosco dei giornali in piazza dei Cocomeri, a pochi metri dalla centralissima piazza San Michele, resta un punto di riferimento per i lucchesi. Se un tempo i quotidiani locali e nazionali erano il “core business” dell’attività dello storico esercizio commerciale rappresentando l’80% del fatturato con vendite superiori alle mille copie giornaliere, anche in virtù dell’ottima collocazione strategica capace di richiamare l’attenzione degli abitanti del centro cittadino, adesso Alberto Gallacci per tutti “None” – che prima assieme a mamma Mara e poi con il fondamentale supporto della moglie Sonia dal 1978 è subentrato al nonno Renato Baconcini che aveva rilevato l’attività dalla famiglia Brancoli Pantera nel 1943 – ha dovuto riconvertire lo storico chiosco. Accanto ai giornali, esposti in bella vista, ci sono i souvenir, i gadget, le stampe, le cartoline, i calendari, le magliette che pubblicizzano Lucca e le sue bellezze uniche (Le Mura, la Torre Guinigi, le cento chiese, ecc). Oggettistica che, per almeno nove mesi all’anno, è richiestissima dai visitatori che da ogni parte del pianeta raggiungono la città e cercano un regalo e un ricordo. Tanti i personaggi che, almeno una volta, si sono fermati a fare acquisti. Si va da Puccini che quando si trovava in città si fermava lì per comprare i giornali sino al compianto ex sindaco Mauro Favilla che, prima di incamminarsi verso palazzo Orsetti, si riforniva della “mazzetta” da None. E poi professionisti, come l’ingegner Lugo, e attori, attrici e registi ospiti del Lucca Film Festival.
Le origini
Si era in pieno conflitto mondiale quando il livornese Renato Baconcini, sfollato a Lucca con i familiari a causa del bombardamento che aveva distrutto il suo emporio-rivendita di giornali, camminando per le vie del centro si accorse del chiosco momentaneamente chiuso e s’informò sulla proprietà riuscendo a rilevarlo e iniziando con grande entusiasmo un’avventura che attraversato il Novecento arrivando ai giorni nostri. Fu grazie alla sua simpatia e a quel carattere allegro e divertente che l’edicola diventò un punto di riferimento per le chiacchiere quotidiane dei lucchesi.
Il mistero del chiosco
La struttura del chiosco era ancora quella originale in stile Liberty dove nel 1870 aveva preso il via l’attività di rivendita di giornali che allora si trovava sul lato destro in fondo a piazza San Michele, di fronte al loggiato di palazzo Pretorio. Un’elegante costruzione che, per motivi logistici nel 1984 venne sostituita con una più spaziosa realizzata dall’architetto Papizzi, fino a quella attuale che risale al 2001 e fu ideata dall’architetto Bartoli. Un capolavoro artistico che i proprietari abbandonarono a malincuore. Un pezzo di antiquariato che, negli anni Duemila, era piaciuto a un collezionista comasco disponibile ad acquistarlo. La famiglia Gallacci avrebbe avuto piacere che quel chiosco in stile Liberty fosse stato riutilizzato magari, come dal Comune avevano paventato in passato, come chiosco di un ufficio informazioni turistiche da sistemare vicino a qualche porta della città. Invece di quel pezzo dell’Ottocento a oggi non si hanno notizie. C’è chi sostiene che si trovi abbandonato in un magazzino ai Macelli e chi nel parconel Foro Boario. La domanda è spontanea: perché l’amministrazione non si mette alla ricerca della struttura originale e la rende fruibile ?
La rivoluzione digitale
«Con molto rammarico – commenta None che dal nonno ha ereditato affabilità e gentilezza – abbiamo dovuto cambiare volto al chiosco perché l’avvento di Internet e della rete ha ucciso i giornali di carta a cui io, personalmente, sono molto affezionato. Solo in città hanno chiuso i battenti sei-sette edicole da via della Rosa a Corso Garibaldi, da via San Paolino a piazza Napoleone, da via Elisa a via Santa Croce sino al Giannotti. Un’autentica ecatombe. La flessione c’è stata nel passaggio dalla lira all’euro, ma segnali di ripresa li avevamo colti nel periodo che andava dal 2004 al 2008 per una serie di iniziative editoriali (come supplementi, concorsi a premi, cd e libri in omaggio) sia dei quotidiani nazionali che di quelli locali. Dopo il 2015 c’è stato un progressivo depauperamento e al momento attuale, con i siti internet , anche i settimanali cartacei stanno perdendo colpi. Reggono le riviste specializzate di nautica, mountain bike, geopolitica, solo per fare qualche esempio». Di certo però il testimone, purtroppo, non potrà essere passato ai figli che o lavorano altrove o hanno altri obiettivi: «Non proseguiranno la tradizione di famiglia. Per adesso andiamo avanti noi, poi vedremo».
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