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Bagni di Lucca, medico di base lascia l’Asl: «Troppo lavoro e burocrazia. È il fallimento del sistema sanitario»

di Emanuela Ambrogi
Bagni di Lucca, medico di base lascia l’Asl: «Troppo lavoro e burocrazia. È il fallimento del sistema sanitario»

Il dottor Lio Contrucci, 64 anni, andrà in pensione anticipatamente: «I carichi di lavoro non sono più sostenibili»

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BAGNI DI LUCCA. Andrà in pensione il 30 settembre il dottor Lio Contrucci, 64 anni, medico di famiglia a Bagni di Lucca. Lascia l'ambulatorio in via Tovani a Fornoli dove ha esercitato la professione per oltre 25 anni e ha dato l'annuncio lui stesso sui social scrivendo: «Nessuno rischierà di rimanere senza assistenza sanitaria, in quanto mi è stato assicurato che verrà conferito un incarico provvisorio a un medico fino a quando non arriverà qualcuno al mio posto. Non è pertanto necessario affrettarsi per trovare subito un altro dottore».

Ma la situazione sanitaria anche a Bagni di Lucca preoccupa molto. Dal 30 settembre resteranno per circa 5.900 abitanti solo tre medici: Marco Pelagalli, Vito Valentino e Melchiorre Foto. Pelagalli e Valentino hanno deciso peraltro di rimanere per due anni dopo il termine per la pensione e di accogliere nuovi pazienti fino al limite di 1.800, dando così una bella boccata di ossigeno. Contrucci lascerà l'ambulatorio dove ha lavorato per oltre 25 a fianco del dottor Andrea Bruschini, andato in pensione nel 2021. Nato nel 1959, si è laureato alla Università di Pisa nel 1986. Il suo percorso professionale cominciò con le sostituzioni, principalmente a Villa Basilica (dove ha ancora oggi 81 assistiti), al dottor Salvatore Stringari a Fornoli e al cognato di Stringari nel paese di Cutigliano. Al tempo, fece molte sostituzioni nel servizio di Guardia Medica.

La prima convenzione come medico di base arrivò nel dopo il pensionamento del dottor De Paulis al capoluogo. Dopo essere stato alcuni anni nell'ambulatorio alla Villa si spostò però a Fornoli, nel 1997. Lì è rimasto fino ad oggi. «Mi dispiace profondamente abbandonare – spiega Contrucci – per me andare a lavorare è stato sempre un piacere, non l'ho mai considerato un dovere e molte persone mi considerano come un membro di famiglia. Le motivazioni che mi hanno spinto ad andare in pensione anticipatamente sono legate alla oppressione esercitata dalla troppa burocrazia. Incombenze che stanno aumentando nonostante la loro inutilità, ben chiara e visibile. Sottraggono energie e tempo prezioso al contatto con l'assistito. C'è stato inoltre un aumento del carico lavorativo in generale legato al dopo Covid. Nel mio caso aumentato dal recente pensionamento del dottor Andrea Bruschini e dal trasferimento della dottoressa Clara Spinelli che aveva preso il mio posto. Il carico di lavoro a mio avviso non è più sostenibile se si vogliono mantenere degli standard minimi di qualità. Va anche considerato l'aumento generale dei costi, acuito dall'essere rimasto solo a gestire l'ambulatorio. Il nostro stipendio è anacronistico e non adeguato all'effettivo impegno lavorativo e di orario. In definitiva considero il mio abbandono un fallimento dell'attuale gestione del Servizio Sanitario nazionale».


 

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