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Addio a Orfeo Franceschini, patron del ristorante “La Legge” a Capannori

Addio a Orfeo Franceschini, patron del ristorante “La Legge” a Capannori

Aveva 85 anni ed era malato da tempo, domani i funerali a San Martino

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CAPANNORI.  Allegro, scanzonato, entusiasta. Ieri mattina alle 11,25 all’ospedale San Luca se n’è andato in punta di piedi Orfeo Franceschini, 85 anni, proprietario del ristorante “La Legge”, storico locale nato negli anni Sessanta a S. Martino in Colle, a Capannori. Era stato il babbo Renato, con l’aiuto della mamma Pia Gianneschi, a creare quel luogo sulla strada che porta a Montecarlo, inizialmente meta di viandanti e pellegrini che si fermavano per uno spuntino, un panino, una bibita o un pacchetto di sigarette. Si era poi trasformato in un ristorante caratteristico: negli anni Ottanta qui si cucinavano il galletto alla brace e successivamente – negli anni Novanta e con un’altra gestione – perfino il pesce. La clientela arrivava dalla Valdinievole e dall’hinterland fiorentino.

Orfeo Franceschini aveva vissuto quel periodo all’ombra di un padre conosciuto in Lucchesia anche per le senserie nella vendita del bestiame e alla fine aveva deciso di mettersi in proprio con un magazzino di mangimi chimici e per animali che riforniva le aziende della Lucchesia per poi, negli anni Ottanta, occuparsi del settore florovivaistico al mercato di Pescia. Da adolescente era stato segnato dalla prematura perdita del fratello Armando, deceduto in un incidente stradale, che in qualche modo aveva inciso sul suo carattere.

Ma quel ristorante che aveva preso il soprannome del padre (“La Legge”), che non ha mai voluto gestire direttamente affidandosi a cuochi esperti, era sempre al centro dei suoi pensieri. Ne andava fiero e orgoglioso soprattutto quando al desco sedevano personaggi di una certa notorietà e sentiva tessere le lodi dalla clientela. Si occupava personalmente delle migliorie del locale e in questi ultimi tre anni il suo cruccio maggiore – in concomitanza con la pandemia Covid – era quello di vedere il suo ristorante chiuso.

Appassionato di caccia e tifoso nel calcio dell’Inter e della Fiorentina («perché siamo toscani») e nel ciclismo di Bartali prima e Gimondi poi, negli ultimi anni non si perdeva mai una partita o un avvenimento sportivo restando incollato al video soprattutto quando c’erano di mezzo le maglie azzurre dell’Italia. Prima che la malattia – che lo aveva colpito dieci anni fa e che aveva combattuto con coraggio e dignità – ne riducesse le forze e le capacità cercava di rendersi utile come giardiniere e factotum curando le sue proprietà. Non era amante del mare, ma nel periodo estivo lo si vedeva al bagno Sodini di Lido, intento a giocare a carte con gli amici. Lascia la moglie Olga, in pensione dopo oltre trent’anni trascorsi a insegnare ai bimbi delle elementari di Gragnano, le figlie Arabella e Armanda (entrambe insegnanti), i generi Luca e Ermanno e soprattutto gli adorati nipoti Aurora, Marco e Matteo. I funerali domani alle 10,30 nella chiesa di Gragnano. Verrà sepolto al cimitero di San Martino dove riposano i genitori e il fratello Armando. Alla famiglia le sentite condoglianze del Tirreno.
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