Negozi sfrattati al mercato Carmine, la Steffi aveva la soluzione
La società “sconfitta” aveva proposto di affittare dei locali
LUCCA. Si avvicina il 30 giugno, giorno entro il quale gli operatori ancora presenti nel mercato del Carmine dovranno abbandonare i loro negozi. Se venerdì non consegneranno spontaneamente le chiavi al Comune per consentire l’avvio dei lavori finanziati con i 4 milioni del Pnrr, lunedì 3 luglio alle 10 verranno “sgomberati” con l’ausilio della forza pubblica, come ribadito nella lettera loro inviata da palazzo Orsetti. E mentre il “pasticcio Carmine”, continua a far discutere in città e sui social, diventa interessante fare un passo indietro per leggere cosa prevedeva il bando per la concessione, quali erano le proposte avanzate dai partecipanti alla gara e come sono state giudicate. I soggetti che si erano fatti avanti erano due: 4223 srl e Steffi srl. La prima, che prende il nome dalla lunghezza in metri delle mura, è una società formata da sette soci sui 40 anni. Creata il 23 novembre 2021, ha come oggetto sociale la gestione e la locazione, anche per conto terzi, di beni immobili e fabbricati. L’altro soggetto in gara, invece, era la Steffi, società immobiliare e di gestione, che fa a capo alla famiglia Giurlani. I due soci sono Ugo, 62 anni ex presidente di Polis ed ex ad della Lucchese, e Stefano (59). Creata nel 1991 ha sede legale in piazzale Ricasoli e tra le altre cose gestisce il bed and breakfast di palazzo Rocchi, in piazza San Michele.
Come noto, a ottenere la concessione trentennale dell’ex mercato è stata la 4223, che ha ottenuto il punteggio di 78,67 contro il 76,98 della Steffi. Tra gli elementi di valutazione c’erano anche le “soluzioni proposte per garantire, nella misura massima possibile, la continuità delle attività degli attuali operatori commerciali presenti nel complesso nella fase dei lavori”. Su questa voce la Steffi ottenne un 10 (eccellente), proponendo per il periodo dei lavori di collocare gli operatori “in fondi commerciali da acquisire in locazione da terzi in zona limitrofa o qualora questo non sia possibile gli stessi saranno ricollocati nella parte sud della chiesa con accesso diretto dall’esterno”. La 4223 su questa voce risultò più vaga, proponendo la ricollocazione definitiva delle strutture nel chiostro (per i negozi di ortofrutta) o nel lato est (per la macelleria) ma senza presentare proposte chiare per il periodo dei lavori, tant’è che ottenne solo un 6. Ma seppur lacunosa la proposta fu ritenuta sufficiente dai tre membri del collegio di valutazione.
Interpellato dal Tirreno sulla vicenda Carmine, Ugo Giurlani della Steffi, evita le polemiche, ma si limita a spiegare come era nata la sua proposta: «Abitando in zona e conoscendo gli operatori – spiega – sapevo delle difficoltà che avrebbero incontrato durante il periodo dei lavori. Per questo la mia società avevo proposto di trovare fondi in zona limitrofa e di contribuire a sostenere le spese di affitto degli esercenti. A mio avviso, avrebbe potuto essere una soluzione valida».
Resta da capire se gli esercenti che ora dovranno lasciare il Carmine (due dei quali senza una reale alternativa), potranno impugnare il provvedimento di sgombero davanti al Tar, sostenendo che non sono state loro proposte soluzioni adeguate per continuare a lavorare, come invece era previsto dal bando. Un aspetto, questo, su cui il Comune sarebbe tenuto a vigilare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
