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In ospedale per l’operazione al ginocchio, muore sotto ai ferri. Ora la procura apre un’inchiesta

In ospedale per l’operazione al ginocchio, muore sotto ai ferri. Ora la procura apre un’inchiesta

Pensionata operata alla clinica Barbantini a Lucca per una protesi al ginocchio

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LUCCA. Doveva trattarsi di un intervento di routine – seppur con i rischi legati all’età e alle possibili complicazioni post operatorie (embolia) – quello a cui era stata sottoposta nei giorni scorsi Antonia del Veneziano, 83 anni, di Carrara. Un intervento per impiantare una protesi a un ginocchio non più procrastinabile a causa della degenerazione della cartilagine. L’operazione era stata eseguita nella casa di cura Barbantini in centro storico e dopo l’intervento chirurgico la pensionata era stata riportata nella propria camera per trascorrere in serenità il decorso post operatorio.

Ma sabato 10 giugno alle 18, quando il figlio parcheggia l’auto in centro e a piedi si reca nella clinica privata per andare a trovare l’anziana madre e sincerarsi delle sue condizioni di salute, si consuma la tragedia. La signora Antonia del Veneziano si trova nel suo letto, ma non respira più. È deceduta. Il figlio non riesce a darsi pace: aveva ricevuto assicurazioni sul buon esito dell’intervento e invece poco dopo l’operazione la madre è morta. E proprio lui che chiama telefonicamente la centrale operativa della polizia e una volante interviene sul posto per cristallizzare la situazione. Viene avvertito il magistrato di turno, il sostituto procuratore Antonio Mariotti, che affida il riscontro diagnostico al medico legale Stefano Pierotti che, dopo un esame esterno del cadavere, attende il conferimento dell’incarico per l’ esame autoptico. La polizia sta raccogliendo nuovi elementi (acquisita la cartella clinica e sentito il personale in servizio) e al momento il pubblico ministero non ha iscritto nessun nominativo nel registro degli indagati. Nella stessa casa di cura lunedì 23 gennaio tra le 19,30 e le 21,45 era morto Giovanni Palma, 76 anni, negoziante di Agropoli (Salerno) dopo essere stato sottoposto a un lungo intervento chirurgico, definito di «routine», alla tiroide. Il magistrato ha iscritto nel registro degli indagati due medici e un anestesista residenti rispettivamente a Perugia, Lecce e Salerno.
 

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