Valle del Serchio, assolto per stalking ma il giudice dispone la libertà vigilata
È ritenuto incapace di intendere e volere, ma la vittima deve essere protetta
LUCCA. Assolto perché incapace di intendere e volere con tanto di perizia, ma socialmente pericoloso al punto tale da applicare nei suoi confronti la misura di sicurezza della libertà vigilata. Una misura proporzionata e idonea, dal punto di vista psichiatrico, al contenimento della sua pericolosità. È la decisione presa dal gup Antonia Aracri nei confronti di un ultraquarantenne della Media Valle del Serchio accusato di stalking continuato nei confronti di una ragazza della Lucchesia che per almeno tre-quattro anni ha subito molestie continuate e ripetute attenzioni da parte di quell’adulto con problemi di natura psichica. Tra l’altro, durante l’indagine diretta dal sostituto procuratore Elena Leone, l’ultraquarantenne era stato sottoposto alla misura di sicurezza provvisoria del divieto di avvicinamento alla ragazza. Misura che, dopo la sentenza assolutoria, è stata decisamente rafforzata e necessiterà di periodi controlli per verificare la provvisorietà o meno dell’applicazione.
I fatti
La vicenda risale a quando la vittima degli atti persecutori aveva 15 anni. A ritorno dalle scuole superiori passava dal locale gestito dai familiari per dare un aiuto. Ma ogni volta incontrava un avventore – un ultraquarantenne nullafacente con una rendita che gli consentiva di non cercarsi un lavoro – che si era invaghito di lei e cercava in ogni modo un contatto fisico. L’abbracciava con foga e cercava di baciarla sulle labbra. Spesso e volentieri la madre e altri avventori provavano ad allontanarlo e qualche volta la ragazza era costretta ad andarsene per evitare il contatto sgradito.
Spiare e pedinare
Chi pensava o sperava che, nel corso del tempo, la situazione potesse mutare e l’uomo, con disturbi della personalità, desistere dal suo intento evidentemente si sbagliava. Perché la situazione è proseguita sino a quando la studentessa non è divenuta totalmente autonoma: maggiorenne, automunita e fidanzata. L’ultraquarantenne era talmente ossessionato che la spiava quando era nel locale dei suoi genitori attraverso la finestra che si affaccia su quel negozio. Non solo. La pedinava, cercava continuamente l’approccio e in una parola le rendeva impossibile l’esistenza. A quel punto la decisione di presentare una denuncia circostanziata nei confronti di quell’individuo che in modo persistente s’introduceva nella sua vita privata. Dopo la denuncia alla magistratura e una prima perizia che aveva rivelato l’incapacità di intendere al momento dei fatti (con il divieto di avvicinamento imposto dal giudice) le molestie si erano interrotte. Ma già lo scorso marzo erano riprese in modo compulsivo con sms al cellulare e inviti all’amicizia e alla riappacificazione.
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