Il presidio
Lucca, Sant’Anna allagata a ogni pioggia. I residenti: «Basta col cemento e l’asfalto»
Gli abitanti allarmati dall’ipotesi dell’amministrazione di una nuova strada. E gli studi dell’associazione di quartiere alimentano le preoccupazioni
LUCCA. «Se davvero qui, a due passi dal Serchio, continuano a cementificare e asfaltare, quando piove saremo ancora più alle prese con l’acqua ai piedi, nelle cantine e agli usci delle nostre case allagate»: gli abitanti di via De Gasperi, via Poggetto e via Vecchi Pardini non usano mezzi termini nel mostrare tutte le loro preoccupazioni sull’ipotesi dell’amministrazione Pardini di costruire una superstrada a fianco della via a ridosso del parco fluviale che porta lo stesso cognome del primo cittadino.
«Dal 2014 – spiegano i residenti – ad ogni pioggia abbondante o acquazzone siamo costretti a convivere con acqua nei garage e nelle cantine, e a proteggere gli ingressi delle case». Le corti a nord di via Cavalletti e via Vecchi Pardini, pur essendo parte dell’urbanizzata Sant’Anna, mantengono ancora una vocazione agricola, e non è un caso che nei pressi dei pollai e degli ingressi a piano terra delle case si trovino sacchi di sabbia. I più anziani ricordano che questi problemi sono iniziati a partire dagli anni Settanta, subendo una forte impennata e diventando insostenibili nell’ultimo decennio».
Gli studi dell’Associazione Parco Sant’Anna si sono concentrati anche sull’idrologia del territorio: “Sant’Anna è stata sviluppata dai nostri antenati con attenzione verso il fiume Serchio, cruccio di intere generazioni di urbanisti, principi e duchesse di Lucca. Guardando antichi progetti e mappe idrogeologiche si nota che tanti erano i canali di sfogo delle acque del Serchio, con pendenze di almeno un metro dal fiume a via Vecchi Pardini, due metri di dislivello fino all’attuale viale Puccini e circa tre fino al canale dell’Ozzeri e ai canali al fianco della linea ferroviaria». Un primo colpo a queste opere di contenimento fu dopo il 1967, anno in cui Lucca, in applicazione a una legge nazionale, iniziò a dotarsi di un piano regolatore: «Dopo l’avvio delle costruzioni dei palazzi Gescal, arrivò la prima tombatura di un canale che causò notevoli disagi nelle vicinanze di Corte Pistelloni. All’epoca il territorio non era saturo e il Comune ovviò realizzando nuovi fossati, deviando a ovest dei nuovi palazzi il canale scolmatore principale».
Nell’ultimo decennio il problema degli allagamenti è tornato a farsi vivo. Anche qui le cause sono individuate nel nuovo cemento e nell’asfalto: «Le nuove costruzioni hanno portato alla tombatura degli ultimi canali rimasti. Quello esistente non ha pendenze è sporco e sepolto da vegetazione. L’ampliamento di via Pistelloni e la costruzione di nuovi condomini, con annessa viabilità in via De Gasperi e via del Poggetto hanno sancito la definitiva chiusura degli ultimi percorsi d’acqua rimasti e gli allagamenti a ridosso delle case sono ormai costanti a ogni fenomeno di pioggia. La centrale termica del condominio Gescal, il più grande del quartiere, è stata in passato guasta perché allagata».
Con la scomparsa dei fossi, o comunque l’interruzione e la tombatura dei loro percorsi, l’unico deterrente agli allagamenti restano i terreni agricoli: «Questi, secondo studi geologici, sono ancora in grado di assorbire nel terreno quantitativi d’acqua che scongiurano quanto avvenuto recentemente in Romagna. Cosa accadrà se anche qui si asfalta e si cementifica ancora? A noi santannesi non resta che sperare in un ripensamento su questo stradone a pochi metri dal fiume, a favore di investimenti in opere a difesa del territorio. Come fu per i nostri antenati, la cura delle case rispetto al Serchio deve tornare a essere un cruccio per i nostri amministratori. Non è un caso che l’antico nome ufficiale del quartiere era Sant’Anna in Piaggia che, dizionario Treccani, significa “terreno in pendenza” e, subordinatamente, “costa e spiaggia”».
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