Il Tirreno

Lucca

La tragedia

Garfagnana, i colleghi portano a spalla la bara del cavatore morto: «Mai più tragedie»

di Michele Masotti
Garfagnana, i colleghi portano a spalla la bara del cavatore morto: «Mai più tragedie»

In trecento a Gorfigliano ai funerali di Ugo Antonio Orsi, 55 anni: lascia tre figli

3 MINUTI DI LETTURA





GORFIGLIANO. Sotto un cielo plumbeo, con una pioggia fine caduta al termine della funzione, quasi a non voler disturbare la sacralità del momento, l’intera comunità di Gorfigliano si è fermata per accompagnare nel suo ultimo viaggio Ugo Antonio Orsi, il 55enne morto sabato scorso dopo essere stato colpito da un blocco staccatosi da una lastra di marmo nella cava di Orto di Donna. Un saluto, ma anche un auspicio per un paese che ha pagato un tributo di sangue durissimo: «Mai più morti nelle cave, queste tragedie devono terminare».

Tra parenti, compaesani e colleghi, tutti presenti con il caschetto utilizzato durante i turni lavorativi, sono stati in 300 a riunirsi sia all’interno della chiesa dei Santi Giusto e Clemente, andatasi riempiendo già mezz’ora prima del funerale, che sul piazzale antistante. Sulla torre campanaria, realizzata nel 1980, campeggia e assume un profondo valore la scritta, voluta dall’allora parroco Alberto Bartolomei, con la quale i volontari dedicavano quella ristrutturazione all’operosità della popolazione e ai cavatori scomparsi in quegli anni. Aspetti che si ritrovano nella compostezza dei partecipanti alle esequie; tutti con gli occhi lucidi, ricordando dentro di loro momenti di normale quotidianità vissuti assieme a Ugo Orsi, che ha lasciato tre figli (Giancarlo, anche lui cavatore al bacino d’Acqua a Gorfigliano, Jessica Elena, Margherita) e il fratello Claide. Dopo aver lavorato alla cartiera Lucart di Castelnuovo, il 55enne da otto anni aveva trovato impiego nella cava 16 di Orto di Donna, dove era benvoluto e apprezzato da tutti i suoi colleghi.

Nella giornata di lutto cittadino (le serrande delle attività commerciali sono rimaste abbassate fino alle 17) Gorfigliano ha dovuto piangere, ancora una volta, uno dei suoi figli deceduto quando stava iniziando la giornata lavorativa. Morire quando si svolge il proprio lavoro: un refrain insopportabile nel maggio 2023 e da debellare al più presto. E questo invito, questa speranza, sono risuonate nella chiesa garfagnina.

Alle esequie erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Minucciano Nicola Poli, quello di Fosciandora Moreno Lunardi, il primo cittadino di Camporgiano Francesco Pifferi, il presidente del consiglio comunale di Castelnuovo Francolino Bondi e Michele Mattei, segretario provinciale Fillea-Cgil Lucca.

Durante la sua omelia don Alessandro Gianni, parroco della comunità pastorale dell’Alta Garfagnana, ha utilizzato un passo del Vangelo di Marco, incentrato sulla morte di Gesù in croce con successiva resurrezione tre giorni, per parlare della tragica mattina del 13 maggio. «Proprio come quelle ore di buio che separano Gesù dal suo ritorno, anche sulla nostra comunità sabato è andata via la luce – ha detto don Gianni –sebbene adesso appaia difficile, del resto pure lo stesso Cristo chiedeva a Dio perché lo avesse abbandonato, dobbiamo avere fiducia nel nostro Signore che ci supporta dall’alto dei cieli».

Il feretro di Ugo Antonio è stato portato fuori dalla chiesa dai suoi colleghi di lavoro, prima che il corteo funebre raggiungesse il locale cimitero. 


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web