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Muore nell’esplosione della casa di Montecarlo, l’addio commosso della comunità: «Siamo nel dolore»
A officiare la cerimonia per Luciano Lazzerini il vescovo di Pescia Filippini
MONTECARLO. A pochi giorni da quel maledetto sabato mattina ieri la chiesa di Sant’Andrea, nel cuore di Montecarlo, ha ospitato la cerimonia di addio per Luciano Lazzerini, l’uomo di 69 anni, rimasto ucciso nell’esplosione dell’abitazione di via Traversa Marginone in cui viveva con la moglie Francesca Donatini, anche lei rimasta gravemente ferita e al momento ricoverata all’ospedale Cisanello di Pisa.
A officiare la cerimonia, accanto al parroco don Lorenzo, il vescovo di Pescia (alla cui diocesi appartiene la chiesa di Montecarlo) Roberto Filippini. Una partecipazione voluta dallo stesso religioso «per condividere con voi il dolore e lo sbigottimento davanti a una perdita improvvisa». Una morte che, ha ricordato il vescovo citando i passi del Vangelo che erano stati appena letti, come tutti gli eventi tragici lascia dietro di sé un sapore di assenzio e veleno, un sapore amaro, e sempre la stessa domanda: perché? Una domanda che non può avere una risposta e alla quale si può reagire solo affidandosi alla speranza, la speranza che adesso il Signore lo abbia accolto accanto a sé «per un’eternità fatta di amore, di quello stesso amore che aveva provato sulla terra con la sua Francesca».
In chiesa anche il sindaco di Montecarlo Federico Carrara, accanto a lui i parenti dell’uomo e della moglie, e gli amici con cui la coppia, che non era originaria di Montecarlo (lei fucecchiese, lui pisano), aveva stretto un legame da quando si erano trasferiti in Lucchesia. Forse anche per questo la chiesa non era colma di persone come in altre tristi occasioni, ma un legame sincero e profondo legava Luciano alle persone che non hanno voluto mancare all’addio.
Un lutto improvviso, come detto anche dal vescovo durante la sua omelia, e che citando ancora il Vangelo («sappiate che, se il padrone di casa sapesse a che ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe forzare la casa») deve far riflettere, perché dobbiamo essere sempre pronti a cogliere la luce di Gesù, che può arrivare inattesa, appunto come un ladro nella notte.
E improvvisa la scomparsa di Luciano Lazzerini lo è stata davvero, travolto dalle macerie della casa in cui viveva nelle campagne di Montecarlo. Una morte che probabilmente lo ha raggiunto senza nemmeno avere il tempo di rendersene conto, quando attorno alle 11,30 di sabato scorso l’abitazione è esplosa. Sulle cause dovrà essere il perito nominato dalla procura a esprimersi: si pensa a una fuga di gas, anche sulla base di alcune testimonianze che parlavano di un problema che perdurava e che era conosciuto anche dagli affittuari. Adesso il pensiero è rivolto alle conseguenze: la morte di Luciano appunto, estratto senza vita dalle macerie dopo sei ore e mezzo di ricerche, e le condizioni delle due persone rimaste ferite in quel crollo, il 47enne Simone Cerchiai (che abitava nell’appartamento al piano superiore e che è stato estratto quasi subito) e la moglie di Lazzerini, che invece in quello scoppio ha riportato traumi gravissimi – ustioni sul 70% del corpo – e tratta dalle macerie dopo ore di complicato lavoro da parte dei soccorritori, chiamati a muoversi tra i resti della casa con il costante rischio di nuovi crolli.
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