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Allarme tumore al colon: «A Lucca poca prevenzione»

di Gian Ugo Berti
Allarme tumore al colon: «A Lucca poca prevenzione»

Intervista al dottor Finucci, responsabile dell’endoscopia

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LUCCA. C’è poca sensibilità, a Lucca e provincia, per laprevenzione del tumore colon-retto. Lo sostiene Giovanni Finucci, direttore dell’unità operativa di endoscopia digestiva all’ospedale San Luca e responsabile clinico per lo “screening” dell’area Nordovest. Il progetto organizzato dalla Regione è rivolto alla popolazione fra 50 e 70 anni, invitandola a eseguire la ricerca del sangue occulto e successivamente una colonscopia in caso di positività. Sarebbe quindi auspicabile – precisa - una maggiore partecipazione a questa indagine salvavita.

Causa la pandemia, gli esami di colonscopia digestiva rimasti inevasi, secondo gli esperti di settore, sono attualmente circa cinquecentomila sul territorio nazionale. È giustificato il timore della popolazione?

«È indubbio che la pandemia, in particolare la prima ondata, abbia prodotto un minor numero di colonscopie per problematiche di tipo organizzativo (riduzione degli spazi e dilatazione dei tempi degli appuntamenti), ma anche una temporanea sospensione degli inviti ed una minore adesione alla campagna di screening. Il 2021 e maggiormente il 2022 sono stati, comunque, anni di assestamento e di recupero. Sul sito della Regione Toscana, le prenotazioni per le colonscopie digestive arrivano a un anno. Perno del servizio sanitario pubblico è la prevenzione».

Secondo la sua esperienza, che aggettivo userebbe per indicare il livello di rischio tumorale in questi ritardi?

«Trascurabile. Mi spiego: dobbiamo distinguere le richieste delle prenotazioni di esami richiesti dai medici di famiglia o dagli specialisti, da quelle degli screening organizzati dalla Regione Toscana per la prevenzione delle neoplasie del colon-retto. Le prime richieste ci arrivano abbinate a codici di priorità: quelli di priorità breve sono destinati alle richieste con sintomi di allarme (sanguinamenti,sospette neoplasie, ecc,) e devono essere evasi entro 10 giorni dalla richiesta- Gli esami programmati, ossia quelli riservati per lo più ai controlli, giustificano una lista di attesa anche di mesi. Quindi solo se si segue il percorso previsto che usa i codici di priorità, il livello di rischio è, come ho appena detto, trascurabile. Gli esami di screening invece seguono un altro percorso, preferenziale, e i centri di endoscopia si devono organizzare per garantirli nei tempi previsti dalla Regione Toscana, cioè entro 30 giorni dal ricevimento della notizia della positività del sangue occulto. Secondo la Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva, la ragione delle liste d’attesa è però anche l’insufficiente informazione, ma anche la possibilità di prenotare direttamente al Cup, farmacie, ecc.».

In questo percorso, a suo giudizio, c’è qualcosa che si può migliorare?

«Nell’area Nordovest, quella dove operiamo, gli appuntamenti possono essere prenotati direttamente al Cup e nelle farmacie. E questo per facilitare i pazienti. Quella che va migliorata, decisamente, è l’appropriatezza prescrittiva dell’indicazione all’esame. Vede, spesso riceviamo richieste per colonscopie non adeguate sia per la tempistica che per l’indicazione: questo comporta esami inutili che portano giocoforza ad un aumento delle liste di attesa. Qui è necessario un confronto con i medici di medicina generale».

Quanto incide, sui tempi operativi, l’aumento delle richieste per eseguire l’esame in anestesia?

«Di nuovo, dobbiamo fare una distinzione: abbiamo la cosiddetta sedoanelgesia procedurale (impropriamente detta “sedazione cosciente”) e poi la narcosi dove è necessaria la presenza dell’anestesista. I centri di endoscopia devono garantire la sedoanalgesia di routine e questo non incide particolarmente sui tempi operativi dell’esame o sui tempi di attesa. La presenza dell’anestesista deve essere riservata quindi solo ad esami selezionati e più complessi».

Qual è, in particolare, la situazione a Lucca e provincia? Come è andata nella pandemia?

«La mia esperienza si riferisce ovviamente all’area della ex Asl di Lucca, Piana e Valle del Serchio. Il mio mandato ed obiettivo è quello di evadere in tempi congrui gli esami con priorità a breve (ossia10 giorni) e quelli di screening: su entrambi attualmente non abbiamo criticità e onestamente non ne abbiamo avute neppure durante la pandemia. Come ho già detto, garantiamo sempre esami in sedoanalgesia procedurale. Detto questo, la vera prevenzione sulle neoplasie del colon-retto si realizza con lo screening, cioè con il progetto organizzato dalla Regione e rivolto alla popolazione fra 50 e 70 anni invitandola ad eseguire la ricerca del sangue occulto e successivamente una colonscopia in caso di positività. Qua devo dire, ahimè, che la cittadinanza di Lucca si è dimostrata finora poco sensibile e l’adesione alla campagna quindi non è stata massiccia. Sarebbe auspicabile una maggiore partecipazione a questo progetto salvavita, nell’interesse stesso della salute dei cittadini. Spero che parlarne ci possa dare una mano».
 

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