Il presidio
Dalla diga fango nel Serchio: l’allarme dei pescatori
Preoccupazione per gli effetti delle operazioni a Pontecosi
PIEVE FOSCIANA. Un lago destinato a sollevare discussioni. Strano destino quello del bacino artificiale di Pontecosi, fino a qualche settimana fa al centro delle polemiche per la mancata manutenzione e rimozione dei detriti che, nel tempo, avevano invaso il lago. Ma adesso che l’operazione di svuotamento è partita, spunta un altro motivo di discussione: ossia gli effetti sull’ambiente di quell’operazione.
A sollevare il problema in questo caso sono stati soprattutto gli amanti della pesca, allarmati dopo che il limpido Serchio si è colorato di marrone, per il limo proveniente dal bacino svuotato. Due le questioni sul tappeto: da un lato gli effetti diretti sui pesci che abitavano nel lago svuotato, dall’altro quello giudicato forse più allarmante degli effetti sulla fauna a monte della diga.
«Un disastro» commenta senza mezzi termini Roberto Ripamonti, un punto di riferimento per il mondo del fishing: pluricampione di pesca, autore di numerosi libri sull’argomento, curatore di riviste specializzate e di un canale web dedicato a questa passione e ai suoi problemi. E proprio al caso Serchio ha dedicato il suo ultimo servizio. «Nessuno mette in dubbio la necessità di questi interventi di manutenzione – premette Ripamonti quando chiediamo di commentare l’accaduto – però, in questi casi devono essere seguite una serie di procedure. Partiamo dalla fauna presente nel lago. Premetto che non sono polemico, ma ignorante, nel senso che ci sono cose che ignoriamo. Come sono state condotte le operazioni di salvataggio della fauna ittica? Lo chiedo perché si tratta di operazioni che richiedono interventi particolari, come per esempio il ricorso agli elettrostorditori. E, inoltre, vorrei sapere dove sono stati stoccati i pesci salvati. Ma ammettiamo che sotto questo aspetto sia stato fatto tutto nel modo giusto. Resta il fatto che lo svuotamento della diga ha riversato nel fiume la melma accumulata per anni nel bacino. Melma che ha colpito i pesci direttamente e indirettamente, perché quel limo ha distrutto la microfauna del fiume (insetti, piccoli crostacei e così via) che rappresentano il cibo degli stessi pesci, una devastazione destinata ad avere conseguenze per molto tempo». Insomma, il timore è che i pesci a valle che sono sopravvissuti al fango non trovino più cibo.
«Purtroppo quello in Garfagnana non è il primo caso del genere – aggiunge Ripamonti – e poi ci sarebbe un discorso ancor più grande da fare sull’impatto di queste dighe, ormai più importanti come riserve di acqua che non come fonte di energia, hanno sulla vita dei fiumi, bloccando la risalita di alcune specie come le anguille o impedendo il naturale movimento del pietrisco sul letto dei fiumi, dove nel tempo il fango prende il posto delle pietre, che costituiscono l’habitat ideale della microfauna».
Norme rispettate e grande attenzione all’ambiente è la risposta che arriva dal gestore della diga Enel Green Power: «Le operazioni di svuotamento del lago di Pontecosi sono eseguite con la massima attenzione ai principi di sicurezza e di sostenibilità ambientale. Nel caso specifico, l’attività ha visto il recupero preventivo della fauna ittica, l’abbassamento graduale dalla quota di minima regolazione alla quota di minimo invaso ed il costante monitoraggio della situazione che prosegue tuttora. A questo proposito, tutti i rilievi effettuati rientrano nella norma e rispettano i parametri ambientali indicati dagli enti competenti»
«Oltre alle attività di manutenzione e restyling tecnico con un importante investimento – aggiunge Enel Green Power – nel corso dell’estate avverrà la movimentazione meccanica del sedimento all’interno del bacino lacustre entro le quote di regolazione: complessivamente, è prevista la movimentazione di circa 35mila metri cubi di detriti naturali che verranno trasferiti dall’isolotto a due aree di deposito sommerse, ritenute adatte a ospitare il materiale rimosso, che si trovano più a valle a monte dello sbarramento, una situata in sinistra idraulica, che accoglierà circa il 75% del materiale, l’altra in destra idraulica. Al termine di queste attività si prevede di poter riempire il bacino fino alla quota di massima regolazione di progetto, più alta di un metro rispetto alla quota fino a oggi autorizzata, e quindi di recuperare circa 300mila metri cubi di volume utile di invaso. Un risultato importante sia per la capacità di invaso del lago sia per la fruizione turistica dell’area».
«Nel complesso – chiude Enel Green Power – si tratta di un’attività significativa sia in termini di efficienza che ambientali per la rimozione dei sedimenti, che completa il percorso avviato alcuni anni fa con il progetto sperimentale di rimozione sedimenti in continuo e proseguito nell’autunno 2022 con lo sfalcio e la cura della vegetazione nella zona dell’isolotto che si trova in prossimità dell'area iniziale del lago, finalizzata anche al miglioramento della sicurezza idrogeologica. L’attenzione per l’invaso di Pontecosi, così come per tutti gli impianti e le opere idrauliche gestite da Enel Green Power, è sempre stata massima e ogni azione si è svolta in dialogo con le istituzioni».
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