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Lucca, la storia di un ex studente del Vallisneri: batte una malattia rara e si diploma

di Gianni Parrini
Lucca, la storia di un ex studente del Vallisneri: batte una malattia rara e si diploma

Nel 2017 la diagnosi di una rara patologia. Superata anche con l’aiuto dei docenti e dei compagni di scuola. Le amicizie nel reparto di oncologia pediatrica di Pisa: «Là dentro da soli non ce la si può fare»

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LUCCA. Paura e speranza. Rabbia e dolore. Amore e tenacia. È un concentrato di emozioni quello che Luca Sabbatini, 25 anni il prossimo 5 giugno, si è trovato a fronteggiare nel 2017. Da un giorno all’altro un banale dolore alla gamba ha trasformato la vita di questo ragazzo di Benabbio, frazione di Bagni di Lucca, all’epoca studente del liceo Vallisneri. Le parole che fanno switchare un’esistenza sono tre: sarcoma di Ewing. È un tumore delle ossa piuttosto raro che per lo più si manifesta nei bambini. A distanza di sei anni da quella diagnosi, Luca – clinicamente guarito ma ancora sottoposto a controlli periodici – ha deciso di tornare su quel periodo. Il motivo? Dire grazie a chi gli è stato vicino.

«Tutto è iniziato con un banale dolore alla gamba destra – racconta –. Pensavo a una sciatica ma nonostante le medicine il fastidio non passava e i medici a cui mi ero rivolto non capivano di cosa si trattasse. È stato un radiologo del San Luca, il dottor Raffaello Stringari, a indirizzarmi nella giusta direzione. “C’è qualcosa che non mi piace”, disse e mi mandò a Pisa, dal professor Rodolfo Capanna, dell’oncologia ortopedica. Lì mi sottoposero a una biopsia e il 13 settembre arrivò il risultato. Si trattava di un sarcoma di Ewing di circa 10 centimetri che si era sviluppato dall’osso sacro, aveva già preso il muscolo e minacciava la vescica. Non si poteva operare perché c’era il rischio che restassi paralizzato. Sentendo quelle parole cominciai a girare per la stanza, come per sfuggire al loro significato, come se non riguardassero me». Era presente anche Maria Benedetti, madre di Luca: «In simili circostanze c’è chi sviene – racconta – Paradossalmente, invece, io sono stata sorretta dall’ignoranza: “Ma i tumori dei ragazzi non sono mica come quelli dei grandi. Guariscono tutti”, ribattei ottimista. Il dottore mi spiegò che le cose non stavano così e purtroppo l’esperienza che ci siamo trovati a vivere lo ha confermato».

Diagnosi di questo tipo ce ne sono poche in Italia, in media una sessantina l’anno, per lo più in soggetti in età pediatrica. Non sempre l’esito è positivo. «Siamo abituati a pensare che il cancro si sviluppi da un organo e poi si diffonda a ciò che ha intorno, ossa comprese – spiega Luca –. Ma con il sarcoma di Ewing il percorso è inverso: parte dalle ossa e poi attacca gli altri organi». Non c’è tempo da perdere. Il giovane viene subito ricoverato nel reparto di oncologia pediatrica di Pisa, al Santa Chiara, e inizia i cicli di chemioterapia. Lì scopre un mondo: «Stavo in ospedale per tre-quattro giorni ogni tre settimane – racconta –. In reparto c’erano tanti ragazzi, provenienti da tutte le parti d’Italia. Lì ho conosciuto Giovanni, catanese di 14 anni, colpito da un osteosarcoma al braccio, e Salvo 15enne di Messina. Solitamente i medici non vogliono che i pazienti facciano troppa amicizia: non tutti guariscono e temono che questo possa scoraggiare chi resta. Ma per noi è stato naturale fare gruppo. Con Salvo ci sentiamo ancora oggi: ha 21 anni, ha avuto qualche recidiva ma si sta riprendendo. Sono stato a trovarlo in Sicilia. Giovanni, invece, non ce l’ha fatta ma il suo ricordo è sempre con me». Luca e la mamma si commuovono parlando dell’amico che non c’è più. «Là dentro da soli non ce la si può fare – aggiunge Maria –, sono grata a tutti quei ragazzi, al team del dottor Luca Coccoli e all’associazione Ridolina, capace di regalare un sorriso nelle situazioni più difficili».

Dopo quattro cicli di chemio si vedono i risultati: a Natale il tumore si è ridotto del 50%. Le cure procedono e a maggio Luca viene sottoposto a un auto-trapianto di cellule staminali. Non è finita ma il ragazzo ora può iniziare a riprendersi la vita. E per chi ha la sua età, l’impegno scolastico assorbe gran parte dei significati di quella parola: «Era l’anno della maturità e avevo perso gran parte delle lezioni – racconta –. A Pisa c’è l’istituto alberghiero Matteotti che manda i professori in reparto per aiutare i ragazzi ricoverati a tenersi in pari. Ma non era la stessa cosa. Da subito avevo avvertito la coordinatrice didattica Bozena Barczewska della diagnosi e dal Vallisneri mi sono stati tutti molti vicini. Nel secondo quadrimestre attivarono la didattica a domicilio: due prof, Paolo Nardini per le materie scientifiche e Nicola Amaranti per quelle umanistiche, vennero a casa mia a prepararmi all’esame. Anche i compagni mi sono stati vicino. Alla fine ce l’ho fatta: ho presentato una tesina sull’auto-trapianto di cellule staminali, che ben conoscevo, e sono stato promosso con 70».

«Oggi sto bene – conclude Luca –. Vivo alla giornata, cercando di gustarmi quello che c’è di buono nella mia vita. La fede c’entra poco, credo più nella fortuna. Di certo la scienza mi ha aiutato. Come mi sento? Ti rispondo con un detto: «Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono. Per questo si chiama presente».


 

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