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Lucca, Centoni chiude dopo 77 anni: era uno degli ultimi fabbri attivi

di Rossella Lucchesi
Lucca, Centoni chiude dopo 77 anni: era uno degli ultimi fabbri attivi

Cessa l’attività l’officina di via Guidiccioni, era stata inaugurata nel 1945: «In quel laboratorio ho trascorso 55 anni di vita»

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LUCCA. Dopo 77 anni di attività, il 28 febbraio ha chiuso i battenti l’officina del fabbro ferraio che dal 1945 operava al civico 10 di via Guidiccioni, nel quartiere di San Concordio. Cala, dunque, il sipario su una delle aziende artigianali più longeve di Lucca, mentre si assottiglia la lista delle botteghe storiche ancora operative, mettendo a rischio la tradizione manifatturiera che da sempre caratterizza il territorio.

«Un giorno che difficilmente dimenticherò - dice Piero Centoni con la voce rotta dall’emozione - perché in quel laboratorio ho trascorso 55 anni di vita, lavorando con tanta passione. Mi tremavano le mani l’altra sera, quando ho chiuso il portone per l’ultima volta e ho consegnato le chiavi. Sapevo che da quel momento tutto sarebbe cambiato, ma questa è la vita e prima o poi dovevo appendere al chiodo incudini, scalpelli, morse e punteruoli. In queste stanze polverose lascio un pezzo di cuore e ogni volta che ci passerò davanti sentirò tanta nostalgia. Volevo chiudere un anno fa, ma avevo ancora tanti lavori avviati e non potevo certo deludere i clienti che ho servito per una vita».

Non ha ancora compiuto quindici anni, Piero nel 1965, quando inizia a lavorare nell’officina aperta vent’anni prima dal padre Ivano che da ragazzo si era fatto le ossa in un’azienda pisana di assemblaggio di pezzi per aerei, poi come dipendente da un fabbro lucchese. In mano Piero ha il diploma conseguito alla scuola professionale di avviamento al lavoro in via del Giardino Botanico che successivamente avrebbe lasciato il posto all’istituto Giorgi.

«Babbo teneva al mio futuro – racconta Centoni – perciò volle assicurarmi subito, per garantirmi una pensione. Adesso dovevo mettere in pratica ciò che avevo imparato a scuola e nell’officina di mio padre, dove trascorrevo le giornate dopo aver fatto i compiti, guardandolo con ammirazione intento a forgiare straordinari manufatti insieme ai suoi dipendenti».

Imparare l’arte del ferro non era semplice – Piero lo sapeva – ma con impegno e determinazione e tanti sacrifici ci è riuscito alla grande, facendosi apprezzare dai clienti e dalle istituzioni che gli hanno commissionato opere importanti, come la croce e la bandiera di ferro che poggiano sulla sfera in vetta al campanile della cattedrale di Lucca, il carrello usato per trasferire la statua di Ilaria Del Carretto dal duomo alla canonica di San Martino e le porte in ferro del convento di San Giovanni Rotondo. In collaborazione con noti architetti ha prodotto preziosi manufatti e ringhiere per dimore storiche come villa Mansi e villa Reale, oltre a importanti opere nei musei di Lucca e Pisa, per la chiesa di San Concordio e in diversi palazzi lucchesi. Nel 2007 il mastro ferraio raggiunge l’età della pensione, ma prosegue a lavorare come artigiano, anche per distrarsi dalla prematura scomparsa della moglie Angela, ospitando spesso scolaresche in officina per spiegare loro l’arte del fabbro. Aveva seminato bene, babbo Ivano che alla fine degli anni Ottanta passa il testimone al figlio, dopo avergli insegnato tutti i segreti del mestiere.

«Non potrò fare lo stesso – precisa Piero – perché il mio unico figlio Andrea che vive a San Lorenzo con la moglie Rosa e la figlia Elena ha scelto di seguire una strada diversa, facendo il geometra, consulente per attività giudiziarie». Ma anche adesso che ha chiuso bottega e riposto gli arnesi del mestiere in un magazzino – possono sempre servire – il maestro ferraio Centoni non riesce a stare con le mani in mano.

È un uomo ancora energico e in ottima salute. Vive da solo a San Concordio e trascorre le giornate facendo mille lavoretti, oltre a curare il giardino del figlio come il più abile dei giardinieri. Spesso accompagna la nipotina agli allenamenti di tennis a Forte dei Marmi e al ritorno si mette dietro ai fornelli, preparando gustosi manicaretti. «La cucina – commenta – con il calcio e la pesca che ho praticato da ragazzo, è da sempre la mia passione, ma prima avevo poco tempo e potevo dedicarle solo i giorni di festa, mentre adesso posso organizzare tranquillamente pranzi e cene anche per amici e parenti che dimostrano di apprezzare i piatti che porto in tavola».
 

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