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Lucca, palloncini e il rombo delle moto: in 300 per l’ultimo saluto a Jeremy. La lettera dell’amico del cuore

di Michele Masotti
Lucca, palloncini e il rombo delle moto: in 300 per l’ultimo saluto a Jeremy. La lettera dell’amico del cuore

Tantissimi giovani a Sorbano del Giudice per il ventenne morto nello schianto a poca distanza da casa

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LUCCA.  Palloncini blu, t-shirt bianche con la sua immagine, fumogeni rossi e il prolungato rombo delle moto da cross, simbolo della passione di una vita interrotta troppo presto dallo schianto contro una colona dell’acquedotto del Nottolini. Familiari, amici e compaesani, la chiesa di San Giorgio a Sorbano del Giudice non ha potuto contenere le 300 persone presenti, hanno così tributato l’ultimo saluto a Jeremy Bianchi, 20 anni compiuti il 4 gennaio, scomparso domenica scorsa all’ospedale Cisanello di Pisa per le conseguenze dell'incidente consumatosi sabato 18 febbraio, a pochi passi dalla sua abitazione.

Il dolore straziante di una comunità, vicina al padre Egidio, alla madre Deborah e ai due fratelli maggiori, è stato racchiuso dalla commozione che ha appannato i caschi dei tanti giovani. Non è un caso, infatti, che la salma di Bianchi sia stata scortata, al momento del suo arrivo nel piazzale della chiesa, da almeno 20 moto.

Di fronte a tragedie di queste genere, di risposte e parole da dire ce ne sono poche. Al massimo semplici come, la frase “Ciao Jeremy”, campeggiante sulle magliette bianche degli amici con annesso un bel sorriso di un ragazzo che, come ricordato da chi lo ha conosciuto bene, aveva nella generosità la sua qualità migliore.

Una nobiltà d’animo ereditata dalla famiglia, che meno di 48 ore fa, ha dato l’ok per la donazione degli organi. Prendendo spunto da un brano del Vangelo di Matteo don Mario Visibelli, parroco di Sorbano del Giudice, ha mostrato una concreta vicinanza alla famiglia Bianchi. «Quando accadono questi drammi, ogni parola pronunciata sarebbe un esercizio di retorica – dice Visibelli –. Come comunità, saremo a disposizione della famiglia, ogni volta che lo riterrà opportuno».

Il binomio tra Jeremy Bianchi e il mondo delle due ruote (in passato il giovane amava dilettarsi con giri in bicicletta) ha contraddistinto la sua, purtroppo breve esistenza. I motori, infatti, sono stati, nel male e nel bene, un filo rosso di questi vent’anni.

Se in sella alla sua motocicletta ha perso la vita, con quel veicolo ha avuto modo di costruire una rete di amicizie, con i quali ha condiviso momenti intensi. Alcuni di questi sono stati ricordati in una toccante lettera, scritta dall'amico Gabriele Russo e letta sull'altare da suo padre. Troppo forte il tourbillon di emozioni vissute da quella maledetta domenica sera. «Jeremy, scrivere lo sai che non è un mio talento – si legge nella lettera –. Quando ho saputo della notizia non volevo crederci, ma era tutto vero. Vederti in ospedale è stata durissima, però era l'unico modo per salutarti. Per me sei stato come un fratello: dapprima mi hai fatto provare la bici, poi la moto, che sapevi già guidare bene. Quando ripenso ai momenti belli vissuti assieme, penso ancora che tu sia vivo. Ogni volta che salirò sulla moto, penserò. Mancherà a tutti la tua straordinaria generosità nei confronti degli amici. Ti voglio bene, amico mio».

Frasi sincere, provenienti dall’animo di un giovane costretto a fare i conti con lo strazio della scomparsa di un suo coetaneo. In quelle parole c'è tutta la commozione, ma anche quel senso di impotenza misto a frustrazione, tipico di quando viene a mancare chi ha tutta la vita davanti a sé. La liberazione in cielo dei palloncini blu e la nuova sinfonia del rombo delle moto, che Jeremy da lassù avrà sicuramente apprezzato, sono state le ultime istantanee di una giornata difficile da metabolizzare per la comunità di Sorbano del Giudice. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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