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Lucca

La condanna

L’ex presidente delle Acli “occupa” la villa delle suore a Forte dei Marmi

L’ex presidente delle Acli “occupa” la villa delle suore a Forte dei Marmi

Obbligato al risarcimento per l’ex Sacro cuore, diventato lounge bar

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LUCCA. Per quasi tre anni ha ricoperto il ruolo di presidente provinciale dell’associazione Acli con sede in via Catalani a S. Anna e in quel frangente (era il 23 dicembre 2015) ha ottenuto, con regolare contratto di comodato stipulato con l’Istituto Suore della Riparazione proprietarie dell’immobile già dal 1949, la disponibilità dell’ex colonia religiosa Villa Sacro Cuore in via Marco Polo a Forte dei Marmi.

All’interno dell’edificio aveva l’intenzione di includere anche un lounge bar serale – con valorizzazione attività artigianali e prodotti alimentari della zona – come supporto finanziario necessario per poter riprendere le attività già presenti nella struttura come le funzioni religiose al mattino nel periodo estivo, colonie estive per ragazzi, e aggiungerne altre come il Punto famiglia delle Acli per assistenza di Patronato e materie fiscali.

Ma l’ex presidente – 61 anni, residente in Versilia e originario della Lucchesia – sapeva bene che il contratto con le suore doveva essere ridefinito a ogni cambio di presidenza delle Acli e, una volta terminato il suo periodo al vertice dell’associazione provinciale, per non essere costretto ad abbandonare l’immobile e a riporre nel cassetto il suo progetto ha prodotto una scrittura privata datata 29 luglio 2016 firmata dall’economa e procuratrice generale dell’Istituto delle Suore della Riparazione. In questo modo ha potuto avere la gestione dell’immobile, diventato nel frattempo Villa Claudia srl, sintanto che, nel 2019, il legale rappresentante dell’Istituto, suor Cristina, e il legale Paolo Moriconi non hanno promosso causa civile contro l’ex presidente Acli.

Scrittura privata falsa

Il tribunale civile, in composizione collegiale (presidente Giulio Giuntoli, giudice relatore Giacomo Lucente e giudice Carmine Capozzi), per prima cosa ha provveduto ad accertare, attraverso la nomina di un consulente tecnico grafologo, per capire se la firma in calce alla scrittura privata – che di fatto rinnovava l’accordo con l’ex presidente Acli – apparteneva o meno all’economa dell’istituto. E il 20 novembre 2020 è arrivata la prima sorpresa: la consulente ha accertato che la firma prodotta era una chiara imitazione e le risultanze erano confermate dalla singolarità del supporto utilizzato per la scrittura privata. Un foglio A4 bianco privo di ogni intestazione e in particolare del timbro dell’Istituto delle Suore presente invece nel contratto del dicembre 2015. Quindi villa Claudia doveva rientrare già nell’estate del 2016 nella disponibilità dell’istituto religioso poiché il locatario non ricopriva il ruolo di presidente Acli provinciale.

La condanna risarcitoria

Al termine della fase istruttoria proprio l’altro giorno il collegio, dopo aver accolto la domanda di restituzione dell’immobile prodotta dall’Istituto religioso, ha ritenuto fondate le richieste di risarcimento del danno per le spese sostenute per utenze e oneri (elettricità, gas, acqua, tari, contributo ente di bonifica) inerenti la villa per il periodo di illegittima occupazione dell’ex presidente Acli (gennaio 2017-dicembre 2021). L’importo complessivo è stato stimato in 33.466 euro. Rigettata invece la richiesta dell’ex presidente Acli che sosteneva, senza peraltro avere pezze d’appoggio di aver eseguito lavori sull’immobile per 140mila euro. Le uniche due fatture prodotte, di 39mila euro e 908 euro, erano prive di sottoscrizione e data e non c’era prova alcuna del pagamento dei relativi importi.

 

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