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Inquinamento dell'aria, i nuovi parametri europei mettono in difficoltà la Piana

di Luca Cinotti
Inquinamento dell'aria, i nuovi parametri europei mettono in difficoltà la Piana

La proposta della Commissione europea per una nuova direttiva sulla qualità dell’aria. Tempo fino al 2030 per essere in regola: oggi la Piana non rispetta alcun parametro

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Lucca Mentre a Lucca e Firenze si discute di caminetti sì-caminetti no, a Bruxelles si disegna la qualità dell’aria del futuro, non prossimo ma nemmeno lontanissimo. Con limiti ancora più stringenti rispetto a quelli attuali e, dunque, con una prevedibile difficoltà per raggiungerli nella zona della Piana lucchese e della Valdinievole, una delle più inquinate del Paese.

Il documento – licenziato dalla Commissione europea a fine ottobre – è una proposta di direttiva sul tema della qualità dell’aria, con orizzonte temporale il 1° gennaio del 2030. La direttiva vera e propria dovrebbe essere approvata entro un paio d’anni e da quel momento vincolerà tutti gli Stati membri al risultato da ottenere.

Il documento, che rimpiazzerà le due direttive attualmente in vigore sullo stesso tema e che si inserisce nella linea del “Piano per l’inquinamento zero” entro il 2050, stabilisce innanzitutto delle soglie a regime per i vari inquinanti che possono essere presenti nell’atmosfera. Per il Pm10, le cosiddette “polvere sottili”, la media annua dovrà essere al massimo di 15 microgrammi al metro cubo. Per le Pm2,5 (le “polveri sottilissime”), il limite scende a 5. Per il diossido di azoto, non si potrò andare oltre il valore di dieci microgrammi al metro cubo. Quasi inutile dire che si tratta di soglie ampiamente superate dalle rilevazioni della centralina situata in via Piaggia a Capannori. Nel 2021, infatti, la media del Pm10 è stata di 29 microgrammi al metro cubo, quella del Pm2,5 di 20 e quella del diossido di azoto è arrivata a 18. Insomma, siamo tra il doppio e poco meno del quadruplo dei valori considerati accettabili.

Fortunatamente (si fa per dire) le soglie da raggiungere entro il Capodanno del 2030 sono più basse. Ma, comunque, ancora non soddisfatte dall’atmosfera che si respira nella Piana e nella Valdinievole. Andiamo con ordine. Per il Pm10 si punta a una media annuale di 20 microgrammi al metro cubo e a non più di 18 sforamenti del limite giornaliero di 45: nel 2022, fino a ora, siamo andati oltre questo valore per ben 49 giorni. Nel caso del Pm2,5 il valore annuale è fissato a 10 microgrammi a metro cubo, mentre non si dovrà superare la soglia di 25 per più di 18 giorni: nel 2022 siamo già a 87. Infine, per il diossido di idrogeno, la media annuale è fissata a 20 microgrammi al metro cubo e quella giornaliera a un valore di 50 da non superare più di 18 volte in un anno: in questo caso i dati Arpat non consentono di fare valutazioni sulla situazione attuale, visto che raccolgono solo il valore massimo durante la giornata e non quello medio.

Come è evidente, la situazione di partenza non è delle più rosee. In caso di sforamenti di uno o più parametri in un’area, gli Stati membri dovranno predisporre dei piani di risanamento dell’aria. Trattandosi di una direttiva, il documento della Commissione non entra nel merito dei singoli provvedimenti, ma fornisce alcune linee guida generali. Tra queste c’è il riferimento ai caminetti come fonte di inquinamento, nonché una forte spinta a diminuire il traffico privato, in particolare quello con macchine non a emissioni zero (quindi non elettriche).

C’è, tuttavia, una sorta di scappatoia. Uno Stato può chiedere infatti, per una sola volta, una proroga al massimo di cinque anni per aree che hanno “specifiche caratteristiche di dispersione, condizioni orografiche al confine, avverse condizioni ambientale”. Non ci sentiamo Cassandre se immaginiamo che questa possibilità sarà presa seriamente in condizione – quando sarà il momento – anche dal nostro Paese: l’alternativa, infatti, sarebbe un anuova procedura di infrazione europea.l


 

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