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Lucca

Dal tribunale

Paziente si suicida all’ospedale di Lucca. Assolte le dottoresse in servizio

L’ingresso del Pronto soccorso dell’ospedale San Luca
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L’ingresso del Pronto soccorso dell’ospedale San Luca

Il 16 maggio 2018 un 51enne della Mediavalle si tolse la vita in ospedale

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LUCCA. Assolte perché il fatto non sussiste. Finisce con il proscioglimento davanti al giudice Gianluca Massaro l’odissea durata quattro anni di due dottoresse, Gabriella Petrini di Lucca difesa dall’avvocato Francesco Frezza e Cecilia Pandolfo di Pisa assistita dall’avvocato Meoli, indagate con l’accusa di omicidio colposo in concorso per non aver vigilato attentamente un paziente di 51 anni residente in Mediavalle che aveva già cercato di suicidarsi sulla tomba della madre e che, ricoverato nella sezione di osservazione breve intensiva del Pronto soccorso dell’ospedale San Luca, si uccise alle 3.30 del mattino del 16 maggio 2018.

Con loro era indagata anche la dottoressa Melania Bernardini che venne prosciolta in udienza preliminare dal gup Riccardo Nerucci dopo aver chiesto di usufruire del rito abbreviato. Stando all’accusa il paziente giunse in Pronto soccorso attorno alle 9,30 del mattino del 15 maggio, dopo aver tentato il suicidio. Per la procura della Repubblica quel paziente era a forte rischio.

Perché se venivano meno le condizioni di vigilanza quella persona, che aveva tentato di togliersi la vita tagliandosi le vene ai polsi dopo la morte della madre, avrebbe potuto ripetere quel gesto in ogni momento.

L’uomo, approfittando di una mancata stretta sorveglianza, prese due sacchetti di plastica e un laccio, andò nel bagno nei pressi della cameretta in cui era ricoverato e, dopo averli calati in testa e stretti intorno al collo, si soffocò. Per il pubblico ministero il controllo sul paziente, passato nell’area Obi (Osservazione breve intensiva), fu blando. Ma occorre tener conto della posizione di garanzia dei medici.

Dov’è scritto che è compito dei medici evitare o impedire che nella stanza del paziente vi siano sacchetti o altri oggetti che possano rappresentare un pericolo per l’aspirante suicida? E su questo aspetto il processo ha chiarito ogni dubbio. E il giudice monocratico Gianluca Massaro alla fine dell’udienza di lunedì ha assolto con formula piena le due dottoresse.

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