Pista lucchese per il cadavere trovato nella boscaglia
Sarà necessario la comparazione con il Dna dell’uomo, che aveva alcuni precedenti. Gli inquirenti non escludono nessuna possibilità, compresi omicidio e suicidio
Lucca Ci si appella alla scienza, ma non solo, per dare un’identità allo scheletro rinvenuto giovedì mattina nella boscaglia a meno di cento metri dagli impianti sportivi nel quartiere “Ai Passi”, alla periferia di Pisa. E c’è una pista, seguita dagli inquirenti, che potrebbe portare a Lucca. I resti si trovano all’istituto di medicina legale e saranno analizzati dal dottor Andrea Scateni, lo specialista che ha effettuato il sopralluogo con i carabinieri dopo la segnalazione dell’operaio che si è imbattuto nel cumulo di ossa nei paraggi di un albero. Stava pulendo l’area con una ruspa e si è accorto di una presenza che l’ha costretto a scendere da mezzo per sincerarsi di cosa aveva davanti agli occhi.
Il primo passo per attribuire nome e volto a quello che è rimasto di un cadavere da tempo esposto all’aperto è la comparazione del Dna estratto dalle ossa e messo a confronto con quelli disponibili nelle banche dati delle forze dell’ordine. Pregiudicati, fotosegnalati e persone scomparse rappresentano la platea a cui attingere per un riscontro genetico in grado di assegnare l’identità della persona, quasi certamente un uomo. Esame esterno Da quello che è stato possibile ricostruire attraverso un esame esterno dello scheletro sarebbe assenti evidenti segni di violenza. Non ci sarebbero fori nel cranio, una conclusione sommaria compatibilmente con le condizioni del cumulo di ossa. La fase iniziale degli accertamenti non esclude alcuna ipotesi. Dall’omicidio al suicidio al malore per assunzione di droga con relativo trasporto del corpo in un luogo che gli autori dell’occultamento del cadavere ritenevano sicuro. Accanto allo scheletro è stata trovata una corda, ma priva di nodi. Potrebbe essere stata usata per trascinare fin lì il cadavere oppure per uccidere l’uomo sul posto. Ma che l’arma di un delitto venga lasciata accanto al cadavere sarebbe un errore dozzinale. Al momento sono solo supposizioni. Il disboscamento di un’area contestata per il suo abbandono ha svelato il macabro ritrovamento. Che pone domande alle cui risposte gli investigatori stanno lavorando coordinati dal magistrato Fabio Pelosi.
In attesa dell’esito della comparazione del Dna c’è un nome, tra quelli scomparsi in un’epoca recente, che potrebbe indirizzare le indagini su un obiettivo mirato. Dal giugno 2021 i familiari non hanno più notizie di Slaheddine Chamkhi, tunisino di 33 anni a lungo residente a Pisa e che prima di sparire dalla circolazione abitava a Lucca dove aveva iniziato una storia con una ragazza. Il suo nome per alcuni giorni era stato associato al corpo carbonizzato rinvenuto a San Giuliano il 25 luglio 2021. In realtà quei resti erano di Francesco Pantaleo, studente universitario di 23 anni, di Marsala, suicida con il più straziante dei modi. Un fratello di Chamkhi disse di averlo visto per l’ultima volta il 19 giugno. Poi più nulla. Il 33enne aveva trascorsi nel mondo della droga e qualche arresto per furto. Il timore che potesse essere in debito con qualcuno che non gli ha fatto sconti è una pista credibile. Per questo è fondamentale l’esito della comparazione del Dna.l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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