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L’appello dei dipendenti di Bml: «Le istituzioni locali ci aiutino a conservare il posto di lavoro»
Fa paura la fusione con Bper. A novembre chiude l’agenzia di Borgo Giannotti
LUCCA. Una riunione molto partecipata da parte dei dipendenti della Banca del Monte di Lucca ieri nella sede della Cgil in viale Luporini. E un documento accorato, condiviso da tutti i presenti, con un forte appello alle istituzioni affinché si mobilitino per salvare un patrimonio tutto lucchese.
La preoccupazione è grande per i dipendenti, in tutto un centinaio dopo la cura dimagrante del 2015, quando erano centocinquanta, in vista della fusione prevista a novembre: se tutto andrà come è nelle previsioni attuali, «il 28 novembre la Banca del Monte di Lucca scomparirà e noi saremo dipendenti del gruppo Bper – spiega Rita D’Inzeo, Rsa della Fisac Cgil in Bml –. Siamo preoccupati perché quando ci sono le fusioni si perde la “testa” della banca che sparisce, si perdono posti di lavoro, come è accaduto a suo tempo per la Cassa di Risparmio di Lucca quando confluì nel gruppo Bpm».
Degli attuali cento dipendenti, l’ottanta per cento «è attivo nelle agenzie lucchesi, il restante venti per cento è impiegato nelle agenzie di Pisa, Pistoia e Livorno – aggiunge la rappresentante sindacale –. Già sappiamo che con la fusione a novembre chiuderanno tre agenzie: quelle di Borgo Giannotti a Lucca, quelle di Livorno e Pistoia».
Con oltre cinque secoli di storia, la Banca del Monte di Lucca è il secondo istituto di credito più antico dopo il Monte dei Paschi di Siena: un patrimonio storico e identitario di Lucca, oltre che un bacino di posti di lavoro, un punto di riferimento per tante famiglie e imprese locali. Quello che più dispiace ai dipendenti è la sensazione di essere rimasti soli in questa battaglia per il mantenimento del marchio di origine.
«Come sindacato – spiega sempre D’Inzeo – a suo tempo avevamo rappresentato i problemi della nostra situazione all’allora sindaco Alessandro Tambellini e al presidente della Provincia Luca Menesini, come al presidente della Fondazione Banca del Monte. Avevamo chiesto un appuntamento anche ai vertici della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, il cui pacchetto di quote in Bml, insieme a quello della Fondazione Bml, raggiunge il 30,02 per cento: insieme, se ponessero il veto alla fusione, potrebbero bloccarla. Ma la Fondazione Crl non ha voluto prendere in considerazione un dialogo con noi, forse temendo che ci sarebbe stato bisogno di un aumento di capitale. Ma non è così, non dovremmo essere ricapitalizzati per essere “salvati”. In Bper potremmo stare anche come Banca del Monte di Lucca. Perché la Banca Cesare Ponti di Carige, specializzata in ambito finanziario, come del resto il Banco di Sardegna in Bper, possono mantenere la propria identità legale e noi no? Servirebbe che le fondazioni lucchesi e le istituzioni locali si facessero sentire, la nostra voce può non bastare».
Amarezza, insomma, e grande timore per il futuro. «Confluire a pieno titolo in Bper – aggiunge D’Inzeo – sarà un aggravio per noi. Perché le decisioni che prima si prendevano a Lucca si prenderanno a Modena. Sarà un impoverimento per la città. Temiamo molto per la tutela dei posti di lavoro: con l’acquisizione del gruppo Carige, Bper imbarcherà 480 agenzie, ma in parallelo il piano industriale che ha presentato ne prevede di chiudere un numero pari a 600».
L’appello dei dipendenti è condiviso dalla Cgil di Lucca, attraverso Fabrizio Simonetti, segretario confederale. «Banca del Monte di Lucca – dice – è talmente piccola che per Bper fare la fusione o non farla non cambierebbe niente. Non vediamo ragione di fare questa operazione. Questa banca è parte del territorio e della città. Solleciteremo forze politiche ed economiche locali e le due fondazioni ad andare in questa direzione».
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