lucca
cronaca

Siccità, nei campi della Lucchesia situazione disastrosa: a rischio anche la produzione dai vigneti e negli oliveti

La grande sete: per ortaggi e fiori i primi pericoli, soffre anche l’itticoltura. L'allarme degli agricoltori


22 giugno 2022


LUCCA. «Situazione disastrosa»: non usa mezzi il presidente provinciale di Coldiretti Andrea Elmi per commentare come si sta vivendo la crescente carenza di acqua nelle campagne. Una situazione meteo che da molti viene definita straordinaria, ma che ormai da diversi anni si sta trasformando in ordinaria, e ogni volta sempre in peggio. E il primo settore a farne le spese è l’agricoltura. Il danno rischia di essere enorme ma, guardando un po’ più in là come prospettiva, non è in gioco solo una voce fondamentale della nostra economia, ma la stessa disponibilità di cibo, con tutto quel che ne consegue. Certo, le previsioni parlano di possibili piogge nelle prossime ore, ma non sembrano sufficienti a invertire la situazione.

E non andrebbe meglio in caso di improvviso nubifragio, anzi. «Manca l’acqua e le previsioni non indicano nulla di buono – prosegue Elmi – l’acqua nei bacini comincia a diminuire e i primi a farne le spese sono gli ortaggi e i fiori, ma perfino gli allevamenti ittici stanno soffrendo». Ma anche per due colture come l’uva e l’olivo, simbolo del nostro territorio, nelle campagne lucchesi non si vivono sonni tranquilli : «La vite soffre un po’ meno la siccità – riprende il presidente di Coldiretti – ma certo se continua di questo passo si rischia anche qui». Sulle piante infatti si vedono i frutti, con i grappoli già formati e i chicchi d’uva ancora piccoli e verdi che hanno iniziato il processo di maturazione ma che, se non piove, saranno destinati a restare piccoli.

Ancora più allarmante la situazione negli oliveti: «Qui la situazione sembra la peggiore degli ultimi anni». Un’affermazione che non lascia per niente tranquilli visto che è difficile immaginare qualcosa di peggio del 2021, che fu annus horribilis per i nostri olivicoltori. L’anno passato, infatti, a primavera le piante si presentarono cariche di fiori, fiori che si sarebbero dovuti trasformare in frutti, ossia in olive, invece nel momento della cosiddetta allegagione (il passaggio da fiore a frutto, che di solito avviene nella prima metà di giugno), proprio a causa della siccità quel processo si interruppe. Piante in gran parte vuote, così come i frantoi, con molti olivicoltori che rinunciarono del tutto alla raccolta (anche perché c’era poco o niente da raccogliere). Ebbene, il periodo dell’allegagione 2022 è praticamente passato, e – sperando di essere smentiti dalla realtà – lo scenario che si presenta non sembra discostarsi da quello dello scorso anno. Ma da parte di Coldiretti non ci si limita a lamentarsi dei problemi, si avanzano anche proposte per risolverli , come quella presentata nei giorni scorsi dal presidente regionale di Coldiretti regionale Fabrizio Filippi: «Un progetto immediatamente cantierabile per la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio, privilegiando il completamento e il recupero di strutture già presente. L’idea è di realizzare laghetti, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, per conservare l’acqua e distribuirla quando serve ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione».

Un sistema che permetterebbe anche di diluire nel tempo il rilascio di acqua nel territorio, riducendo i rischi di carattere idrogeologico. Perché il problema non è solo la pioggia che non cade, ma anche il modo con cui arriva, quando arriva, la pioggia. E mentre è ancora aperta la discussione sul se stia succedendo davvero e, nel caso, per colpa di chi, il clima sta cambiando. E lo si vede non solo nei periodi sempre più prolungati di siccità, ma anche nel tipo di precipitazioni: non più piogge diluite nel tempo, ma sempre di più nubifragi improvvisi: «Le cosiddette “bombe d’acqua” – conferma Elmi – con tantissima acqua che cade in pochissimo tempo». In questo modo l’acqua come arriva se ne va, scorrendo via senza penetrare nel terreno e, anzi, rischiando di provocare danni. E l’idea dei bacini potrebbe rappresentare una soluzione per limitare gli effetti di questo andazzo.

E intanto stanno già scattando provvedimenti tipicamente agostani, con molti Comuni che stanno emettendo ordinanze per limitare l’uso dell’acqua del rubinetto a scopi alimentari e igienici. Tra questi Pescaglia, Vagli, i Gallicano, e da ieri anche Borgo a Mozzano e, primo Comune della Piana, Porcari. E se non cambia qualcosa in cielo anche le altre amministrazioni seguiranno l’esempio.

Gruppo SAE (SAPERE AUDE EDITORI) S.p.A, Viale Vittorio Alfieri n.9 - 57124 Livorno - P.I. 0195463049


I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.