Attacco Usa‑Israele all’Iran, Trump conferma la morte di Khamenei. Colpiti hotel di lusso a Dubai: video
L’operazione, denominata da Israele “Ruggito del Leone”, ha colpito almeno quattro grandi città: Teheran, Isfahan, Shiraz e Tabriz, oltre a regioni meridionali affacciate sul Golfo Persico, dove si trova il principale porto commerciale del Paese
Nuovi venti di guerra. Stavolta a essere colpito è l’Iran. L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele è iniziato all’alba di sabato 28 febbraio, con esplosioni segnalate in diverse aree di Teheran e colonne di fumo visibili in più punti della capitale. L’operazione, denominata da Israele “Ruggito del Leone”, ha colpito almeno quattro grandi città: Teheran, Isfahan, Shiraz e Tabriz, oltre a regioni meridionali affacciate sul Golfo Persico, dove si trova il principale porto commerciale del Paese. L'Iran ha risposto a più riprese con missili contro lo Stato Ebraico e basi americane nel Golfo. I detriti di un drone, inoltre, hanno provocato un incendio nell’hotel di lusso di Dubai, Burj Al Arab. Quattro persone sono rimaste ferite dopo un’esplosione che ha colpito la zona dell’hotel Fairmont The Palm, sulla Palm Jumeirah. Poi in serata l’annuncio della morte di Khamenei.
«Morto Khamenei»
Un funzionario israeliano - citato sia da Channel 12 che da Sky News Arabia - conferma «l'uccisione di Khamenei e il recupero del suo corpo da sotto le macerie del suo compound a Teheran». Secondo l'emittente israeliana Channel 12, al premier israeliano Benjamin Netanyahu è stata mostrata un'immagine del corpo della Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, dopo che le autorità iraniane lo hanno recuperato dalle macerie del suo complesso a Teheran. L'edificio è stato tra i primi bersagli colpiti dalle forze israeliane negli attacchi lanciati oggi in Iran.
La conferma di Trump
La morte di Khamenei «è la più grande occasione per il popolo iraniano di riprendersi il proprio Paese. Stiamo sentendo che molti membri dell'Irgc«, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, «dell'esercito e di altre forze di sicurezza e di polizia non vogliono più combattere e stanno cercando l'immunità da parte nostra. Come ho detto ieri sera: 'Ora possono avere l'immunità, più tardi avranno solo la morte!'». Ad affermarlo è il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump in un post su 'Truth social'. La guida suprema dell'Iran Ali Khamenei, sottolinea Trump, «non è stato in grado di sfuggire ai nostri sistemi di intelligence e di tracciamento altamente sofisticati e, lavorando a stretto contatto con Israele, non c'era nulla che lui, o gli altri leader uccisi insieme a lui, potessero fare».
Bloccato a Dubai il ministro Crosetto
Il ministro della Difesa Guido Crosetto si trova attualmente a Dubai. Presente da venerdì 27 febbraio negli Emirati Arabi Uniti per motivi personali – era andato a riprendere la famiglia per poi ripartire alla volta dell'Italia –, sarebbe dovuto tornare sabato 28 febbraio in aereo ma il suo volo di linea è stato cancellato a causa della chiusura degli spazi aerei decretata in seguito all'attacco israeliano e statunitense all'Iraq. Risultano bloccati a Dubai anche 204 italiani. Massima allerta, riunioni di governo e contatti con gli alleati. A Palazzo Chigi la risposta all'attacco di Israele e Usa contro l'Iran inizia con una call a cui di primo mattino partecipano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con i due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto, che è bloccato a Dubai per la chiusura dello spazio aereo negli Emirati, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’Intelligence. Poi la premier convoca una nuova riunione in serata a Palazzo Chigi. Il primo passo è raccogliere tutte le informazioni disponibili sulla crisi per garantire la sicurezza dei connazionali residenti in Medioriente.
Il governo «invita tutti i connazionali alla massima prudenza - si legge in una nota diffusa dopo l'incontro - e a seguire con attenzione le indicazioni fornite dalle ambasciate d’Italia nella regione e dalla Farnesina». Si rinnova la vicinanza alla popolazione civile iraniana «che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici» e la premier Meloni si tiene «in contatto con i principali alleati e leader della regione», prosegue Palazzo Chigi nel comunicato, con l'obiettivo di «sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni". Sul punto interviene a stretto giro anche il ministro degli Esteri Tajani che, in una conferenza stampa convocata alla Farnesina, evidenzia tutte le preoccupazioni di una situazione "molto complicata» e aggiunge: «La soluzione diplomatica si trova se l'Iran decide di bloccare nella sostanza la sua scelta nucleare e di bloccare la produzione di missili che possono colpire Israele, le basi americane e parte dell'Occidente. Quello è secondo me l'unico modo per fermare la guerra».
Il bilancio delle vittime: colpita una scuola femminile
Il numero delle vittime è in rapido aumento. Le autorità iraniane parlano di almeno 70 morti e 90 feriti nella provincia meridionale di Hormozgan. Tra le vittime ci sarebbero almeno 60 minorenni, colpiti dall’impatto di un razzo che ha centrato una scuola femminile a Minab, l’istituto Shajareye Tayabeh. L’agenzia Irna riferisce che 57 studentesse sarebbero morte e 60 ferite.
Sirene ed evacuazioni
A Teheran e in altre città sono risuonate sirene d’allarme. Il governo ha inviato sms alla popolazione invitando, se possibile, a lasciare la capitale “mantenendo la calma”
La risposta iraniana
Teheran ha reagito lanciando nuovi missili verso Israele, confermati dall’IDF, che ha attivato l’intercettazione in più aree del Paese. Sirene sono risuonate anche a Tel Aviv e in Cisgiordania, dove la popolazione palestinese è rimasta senza rifugi né difese. L’Iran ha inoltre colpito Riad e la regione orientale dell’Arabia Saudita, secondo quanto confermato da Riyad, che ha definito gli attacchi “sfacciati e codardi” e ha annunciato che “si riserva il diritto di rispondere”.
Gli Stati Uniti: “Operazione per eliminare minacce imminenti”
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato: «Abbiamo iniziato una grande operazione in Iran. L’obiettivo è difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano». In un’intervista al Washington Post, ha aggiunto: «Tutto ciò che voglio è la libertà per il popolo iraniano». Trump ha parlato nelle ultime ore con il premier israeliano Benyamin Netanyahu.
Le reazioni internazionali: allarme Onu, appelli alla de‑escalation
Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è stato convocato d’urgenza per le 22 di sabato 28 febbraio. Il segretario generale Antonio Guterres ha condannato l’escalation, avvertendo che «la pace e la sicurezza internazionale sono a rischio». Russia e Cina chiedono un cessate‑il‑fuoco immediato e accusano Usa e Israele di «azioni illegali ed escalatorie». Francia, Germania e Regno Unito condannano gli attacchi iraniani nella regione e invitano Teheran a fermare il programma nucleare e missilistico. La Cina chiede il rispetto della sovranità iraniana e la ripresa del dialogo. L’Ucraina, con Zelensky, sostiene che il popolo iraniano debba avere «l’opportunità di liberarsi di un regime terrorista».
Europa e Italia: riunioni d’emergenza e allerta sicurezza
L’Unione Europea ha convocato una riunione straordinaria dei Rappresentanti Permanenti (Coreper II) e un incontro del gruppo “Affari consolari” per monitorare la situazione dei cittadini europei. In Italia Giorgia Meloni ha invitato gli italiani nella regione alla “massima prudenza”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha disposto un alert di sicurezza per sedi diplomatiche, consolati, strutture religiose e centri culturali statunitensi e israeliani. Antonio Tajani ha riferito che circa 500 italiani si trovano in Iran, con difficoltà di comunicazione.
Militari e civili italiani: tutti nei bunker
Fonti qualificate confermano che 350 militari italiani in Iraq sono nei bunker, 70 militari in Giordania sono in sicurezza, 250 dipendenti Leonardo in Kuwait sono negli shelter. Nessun ferito tra gli italiani nella base Ali Al Salem, colpita durante la controffensiva iraniana.
Il fronte interno iraniano: proteste e messaggi politici
In diverse città iraniane, soprattutto tra i giovani, si registrano manifestazioni di giubilo e protesta contro il regime. Matteo Salvini ha rilanciato immagini di ragazzi in strada, parlando di «sfida aperta al regime». Il principe ereditario in esilio Reza Pahlavi ha diffuso un videomessaggio: «L’aiuto promesso al popolo iraniano è arrivato. Il momento di tornare in piazza si avvicina».
Il quadro geopolitico: rischio di guerra regionale
L’attacco congiunto e la risposta iraniana hanno aperto uno scenario di forte instabilità:
- Israele teme nuovi lanci di missili e mantiene l’allerta massima.
- L’Arabia Saudita valuta una possibile ritorsione.
- Russia e Cina spingono per un negoziato.
L’Onu avverte che «bombe e missili non sono la soluzione». Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha dichiarato: «Cerchiamo la de‑escalation. Non ci sono limiti alla nostra capacità di difenderci, ma ci fermeremo quando cesserà l’aggressione».
