Attacco Usa‑Israele all’Iran, esplosioni a Teheran e decine di morti: missili verso Israele, allarme Onu e rischio escalation
L’operazione, denominata da Israele “Ruggito del Leone”, ha colpito almeno quattro grandi città: Teheran, Isfahan, Shiraz e Tabriz, oltre a regioni meridionali affacciate sul Golfo Persico, dove si trova il principale porto commerciale del Paese
Nuovi venti di guerra. Stavolta a essere colpito è l’Iran. L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele è iniziato all’alba di sabato 28 febbraio, con esplosioni segnalate in diverse aree di Teheran e colonne di fumo visibili in più punti della capitale. L’operazione, denominata da Israele “Ruggito del Leone”, ha colpito almeno quattro grandi città: Teheran, Isfahan, Shiraz e Tabriz, oltre a regioni meridionali affacciate sul Golfo Persico, dove si trova il principale porto commerciale del Paese. Secondo fonti iraniane, l’offensiva ha preso di mira anche sistemi di difesa aerea “strategici”, tra cui un sistema SA‑65 nell’area di Kermanshah. L’IDF ha confermato di aver condotto una “vasta ondata di attacchi” contro infrastrutture considerate parte dell’apparato militare iraniano.
Il bilancio delle vittime: colpita una scuola femminile
Il numero delle vittime è in rapido aumento. Le autorità iraniane parlano di almeno 70 morti e 90 feriti nella provincia meridionale di Hormozgan. Tra le vittime ci sarebbero almeno 60 minorenni, colpiti dall’impatto di un razzo che ha centrato una scuola femminile a Minab, l’istituto Shajareye Tayabeh. L’agenzia Irna riferisce che 57 studentesse sarebbero morte e 60 ferite.
Sirene, evacuazioni e incertezza su Khamenei
A Teheran e in altre città sono risuonate sirene d’allarme. Il governo ha inviato sms alla popolazione invitando, se possibile, a lasciare la capitale “mantenendo la calma”. Sul fronte politico, media israeliani sostengono che la Guida Suprema Ali Khamenei potrebbe essere rimasta uccisa nei raid. Fonti ufficiali iraniane, però, affermano che Khamenei sarebbe stato trasferito in un luogo sicuro. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato: «Per quanto ne so, la Guida Suprema è ancora viva».
La risposta iraniana: missili verso Israele e attacchi nella regione
Teheran ha reagito lanciando nuovi missili verso Israele, confermati dall’IDF, che ha attivato l’intercettazione in più aree del Paese. Sirene sono risuonate anche a Tel Aviv e in Cisgiordania, dove la popolazione palestinese è rimasta senza rifugi né difese. L’Iran ha inoltre colpito Riad e la regione orientale dell’Arabia Saudita, secondo quanto confermato da Riyad, che ha definito gli attacchi “sfacciati e codardi” e ha annunciato che “si riserva il diritto di rispondere”.
Gli Stati Uniti: “Operazione per eliminare minacce imminenti”
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato: «Abbiamo iniziato una grande operazione in Iran. L’obiettivo è difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano». In un’intervista al Washington Post, ha aggiunto: «Tutto ciò che voglio è la libertà per il popolo iraniano». Trump ha parlato nelle ultime ore con il premier israeliano Benyamin Netanyahu.
Le reazioni internazionali: allarme Onu, appelli alla de‑escalation
Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è stato convocato d’urgenza per le 22 di sabato 28 febbraio. Il segretario generale Antonio Guterres ha condannato l’escalation, avvertendo che «la pace e la sicurezza internazionale sono a rischio». Russia e Cina chiedono un cessate‑il‑fuoco immediato e accusano Usa e Israele di «azioni illegali ed escalatorie». Francia, Germania e Regno Unito condannano gli attacchi iraniani nella regione e invitano Teheran a fermare il programma nucleare e missilistico. La Cina chiede il rispetto della sovranità iraniana e la ripresa del dialogo. L’Ucraina, con Zelensky, sostiene che il popolo iraniano debba avere «l’opportunità di liberarsi di un regime terrorista».
Europa e Italia: riunioni d’emergenza e allerta sicurezza
L’Unione Europea ha convocato una riunione straordinaria dei Rappresentanti Permanenti (Coreper II) e un incontro del gruppo “Affari consolari” per monitorare la situazione dei cittadini europei. In Italia Giorgia Meloni ha invitato gli italiani nella regione alla “massima prudenza”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha disposto un alert di sicurezza per sedi diplomatiche, consolati, strutture religiose e centri culturali statunitensi e israeliani. Antonio Tajani ha riferito che circa 500 italiani si trovano in Iran, con difficoltà di comunicazione.
Militari e civili italiani: tutti nei bunker
Fonti qualificate confermano che 350 militari italiani in Iraq sono nei bunker, 70 militari in Giordania sono in sicurezza, 250 dipendenti Leonardo in Kuwait sono negli shelter. Nessun ferito tra gli italiani nella base Ali Al Salem, colpita durante la controffensiva iraniana.
Il fronte interno iraniano: proteste e messaggi politici
In diverse città iraniane, soprattutto tra i giovani, si registrano manifestazioni di giubilo e protesta contro il regime. Matteo Salvini ha rilanciato immagini di ragazzi in strada, parlando di «sfida aperta al regime». Il principe ereditario in esilio Reza Pahlavi ha diffuso un videomessaggio: «L’aiuto promesso al popolo iraniano è arrivato. Il momento di tornare in piazza si avvicina».
Il quadro geopolitico: rischio di guerra regionale
L’attacco congiunto e la risposta iraniana hanno aperto uno scenario di forte instabilità:
- Israele teme nuovi lanci di missili e mantiene l’allerta massima.
- L’Arabia Saudita valuta una possibile ritorsione.
- Russia e Cina spingono per un negoziato.
L’Onu avverte che «bombe e missili non sono la soluzione». Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha dichiarato: «Cerchiamo la de‑escalation. Non ci sono limiti alla nostra capacità di difenderci, ma ci fermeremo quando cesserà l’aggressione».
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