Cessione di droga in carcere condannato un detenuto
Dieci mesi e venti giorni a un recluso a cui la madre aveva passato 16 grammi di stupefacente che equivalgono a 84 dosi di hashish
LUCCA. Riceve dalla madre, durante un incontro nell’apposita sala colloqui del penitenziario di San Giorgio, un minuscolo involucro con all’interno 15,11 grammi di cannabinoidi e poco più di uno di cocaina. E dall’analisi effettuata sullo stato di purezza e di principio attivo dello stupefacente risulta che quella quantità non è per uso personale, ma se ne possono ricavare 84 dosi. Quindi nei confronti del recluso il reato si modifica in modo sostanziale: non più semplice detenzione, ma detenzione ai fini di cessione di sostanza stupefacente. E con l’aggravante che l’episodio è avvenuto all’interno di un carcere.
Così Emanuele Roncoli, 31 anni, di Pietrasanta, già detenuto per reati contro il patrimonio e che aveva scontato parte della pena, viene condannato con rito abbreviato davanti al giudice dell’udienza preliminare Antonia Aracri a 10 mesi e 20 giorni di reclusione e a una multa di 1334 euro.
Una vicenda che risale a primi giorni di settembre dello scorso anno quando le telecamere in sala colloqui immortalarono Cinzia Ulivi, 59 anni, di Pietrasanta, mentre consegnava al figlio un minuscolo involucro. In quel frangente la donna venne arrestata in flagranza di reato dalla polizia penitenziaria e il sostituto procuratore Sara Polino le concesse i domiciliari con successiva revoca da parte del gip e sostituzione con il divieto di dimora a Lucca. Dopo essere stata scoperta dagli agenti della penitenziaria, la madre del detenuto era scoppiata in lacrime e ai poliziotti in forza al carcere di San Giorgio si era detta consapevole di aver commesso una leggerezza sostenendo che era la prima volta che portava in carcere dello stupefacente per il figlio con problemi di tossicodipendenza. Cinzia Ulivi, successivamente, con rito ordinario ha patteggiato la pena davanti al giudice a un anno di reclusione e 800 euro di multa.
Dopo l’episodio – scoperto grazie all’impegno e la professionalità della penitenziaria e della direttrice del carcere Santina Savoca capace di garantire, nonostante i problemi di organico, un alto livello l’attività di prevenzione – il detenuto che stava lavorando all’interno del carcere perse alcuni benefici che aveva ottenuto.
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