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Lucca

commissione consiliare 

C’è la relazione sul condotto pubblico Il problema è la scarsa manutenzione

Luigi Spinosi
C’è la relazione sul condotto pubblico Il problema è la scarsa manutenzione

Nel rapporto si contestano il metodo e la mancanza di programmazione nella rimozione dei rifiuti Le responsabilità sono attribuite al Consorzio di bonifica che utilizzerebbe attrezzature inadeguate

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Luigi Spinosi

LUCCA.I problemi del condotto pubblico? Si concentrano in una parola: manutenzione. Martedì è uscita la relazione finale della commissione consiliare speciale dedicata appunto al canale artificiale. Una relazione che conferma quanto scritto nelle scorse settimane da Il Tirreno. La relazione si apre con una descrizione dell’esistente, e che descrive un «evidente stato di degrado in cui si trova il condotto pubblico», degrado confermato oltre che dalle tante fotografie esaminate anche dal sopralluogo che la commissione stessa aveva fatto in loco il 23 settembre scorso.
Le cause dei problemi. Bisogna curare di più il condotto e il compito spetta al Consorzio di bonifica. È quanto si legge sulla relazione: «La commissione ritene che lo stato di degrado sia dovuto alle insufficienti attività di manutenzione espletata dall’ente competente, che la commissione ha identificato nel Consorzio di bonifica, che opera su mandato del genio civile». Nel dettaglio sono contestati i tempi e i modi dei lavori sul consorzio: «La manutenzione pare sia fatta senza una precisa, puntuale e idonea programmazione e probabilmente anche con mezzi non idonei». Per la commissione è fondamentale fare una programmazione temporale degli interventi legata al ciclo vitale della crescita della vegetazione lungo le sponde e delle alghe nel corso d’acqua. Ma anche sul come la commissione ha da ridire, paragonando gli interventi sul condotto con quelli fatti da altri consorzi di bonifica in diverse zone d’Italia, i quali «utilizzano attrezzature più adatte all’attività di pulizia alghe dal fondo dei canali», ritenute più sicure e probabilmente anche più economiche. Il riferimento va alle piccole barchette, come quelle che erano state sperimentate dal concessionario delle centraline elettriche proprio sul condotto. Al contrario l’uso di benne e attrezzature analoghe per la commissione rischia di danneggiare la struttura del condotto. Anche la raccolta dei rifiuti dal condotto, in particolare di quelli che derivano dagli sfalci, è giudicata insufficiente dalla commissione.
Da fare subito. «Una delle prime cose che la commissione ritiene sia utile fare con una certa urgenza e idonea programmazione, con idonea attrezzatura e personale edotto, sia un lavoro di pulizia totale del condotto pubblico, a partire da un idoneo dragaggio del fondo per rimuovere completamente tutti i rifiuti presenti».
Griglia da pulire.
C’è poi il caso della griglia di via della Rosa, nel centro storico, per la quale la commissione chiede una pulizia quotidiana da parte di Sistema Ambiente (come previsto dagli accordi col Comune) e che comprenda anche la parte sommersa della griglia stessa.
Scarichi e annessi. La commissione chiede anche una verifica sulla presenza di strutture a ridosso del condotto, per verificarne la regolarità, e sugli scarichi (dei quali non esiste un censimento). In particolare gli eventuali scarichi di lavatrici, che possono favorire la proliferazione delle alghe (i detersivi sono tra i principali responsabili del cosiddetto fenomeno dell’eutrofizzazione).
Portata e centraline. Esiste un accordo, con i concessionari, sul limite massimo della portata (cinque metri cubi al secondo): sulla bontà di quel limite la commissione non si esprime (servirebbero pareri tecnici approfonditi), ma evidenzia come quei limiti siano abbondantemente rispettati («Raramente vengono superati i tre metri»).
Idee. Per la commisione sono da prendere in considerazione anche vecchie proposte, come quella di una protezione al baluardo San Colombano (dove l’acqua va impattare sulla base delle Mura) o la creazione di un griglia prima dell’igresso al centro storico.
I crolli. Secondo gli accertamenti gli ultimi cedimenti degli argini non sarebbero dovuti alla troppa acqua ma, al contrario, al troppo rapido abbassamento del livello. Del resto anche l’ultimo cedimento, quello avvenuto dopo Natale, si era verificato mentre il livello dell’acqua era al minimo. Paradossalmente quando i livelli sono alti l’acqua fa da muro agli argini, esercitando una pressione verso i lati. Ma quando viene a mancare ecco che gli argini possono cedere. Da qui il richiamo della commissione a studiare una procedura di abbassamento dei livelli in grado di ridurre il rischio.

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