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Decine di chiamate per Covid al 118 «Non cercateci per avere informazioni»

Matteo Tuccini
Decine di chiamate per Covid al 118 «Non cercateci per avere informazioni»

Parla il responsabile Andrea Nicolini: «È un gennaio mai visto. In media un caso su cinque viene portato in ospedale» 

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Matteo Tuccini

lucca. È un mese di gennaio mai visto dalle parti della centrale del 118. «Sembra di essere a luglio e agosto», dice il direttore Andrea Nicolini per spiegare il bombardamento di chiamate, simile al periodo clou dell’anno in Versilia. Quando i residenti aumentano in maniera considerevole e gli incidenti di qualunque tipo, lievi o gravi, sono pane quotidiano. E non va diversamente nelle altre zone coperte dalla centrale del 118 con sede all’ospedale di Lido di Camaiore, cioè la Lucchesia e la provincia di Massa Carrara.

Se un professionista esperto e dal tono di voce immodificabile come Nicolini, uno che ha vissuto sul campo la strage di Viareggio nel 2009, sostiene preoccupato che un momento così non si è visto mai in inverno, è il caso di prenderlo sul serio. «Il carico di lavoro, per noi come per il resto del sistema sanitario, è molto aumentato in questa nuova ondata Covid – dice Nicolini –. Ogni giorno inviamo circa 60 missioni di soccorso sul territorio per casi Covid o sospetti tali. Non tutti, ovviamente, presentano condizioni così gravi da richiedere il trasferimento al pronto soccorso, dove poi vengono sottoposti ad accertamenti e viene valutato il ricovero. In media questo avviene nel 20 per cento dei casi, o uno su cinque come si preferisce. Diciamo che il coronavirus pesa per il 15 cento sul totale dell’emergenza. Che è moltissimo».

Perché il 118, oggi 112 dopo il cambio di denominazione, deve occuparsi di tutti i soccorsi, dal caso meno grave a quello a rischio della vita, su Versilia, Lucchesia, Massa, Carrara, Lunigiana. Ventiquattro ore su 24.

«Per rispondere a questo carico di lavoro in crescita – prosegue Nicolini – abbiamo messo a disposizione un mezzo di soccorso in più nell’arco delle 12 ore per ogni zona di nostra competenza. Un mezzo ulteriore potrebbe essere aggiunto presto, in modo da avere maggiore copertura nelle 24 ore. In più abbiamo l’ambulanza con biocontenimento per il trasporto dei pazienti più gravi nelle terapie intensive».

Le chiamate e i tanti interventi hanno portato le ambulanze a stare in coda al pronto soccorso, in attesa che il paziente venisse “preso in carico”.

«È vero, è successo ma in totale sicurezza e in collegamento diretto con il pronto soccorso – assicura Nicolini – Se il nostro ospedale fosse ingolfato, valuteremmo il trasferimento altrove: per ora non è mai accaduto».

La pressione sul 118 spinge Nicolini a rivolgersi ai cittadini con una sorta di appello: «Riceviamo molte chiamate che in realtà sono richieste di informazioni base, tipo su dove si fanno i tamponi: sarebbe meglio che fossero destinate altrove – dice il direttore della centrale del 118 –. Anche con un ulteriore aumento dei contagi garantiremo sempre l’emergenza; non assicureremo la risposta a questioni che non sono strettamente di nostra competenza».

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