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la protesta 

Bruciate le firme raccolte per la Manifattura

Rossella Lucchesi
Bruciate le firme raccolte per la Manifattura

Il Comitato: «Richiesta di partecipazione completamente ignorata, noi non contiamo niente, tanto vale ridurle in cenere»

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Rossella Lucchesi

LUCCA. In un vecchio braciere vengono bruciati i moduli con le firme dei 1.400 cittadini che avevano chiesto al Comune un percorso partecipativo sul futuro della ex Manifattura Tabacchi. È il gesto simbolico andato in scena ieri mattina in piazza San Michele per opera del comitato “Uniti per la Manifattura”. Da mesi il comitato si batte per cercare un dialogo con il Comune che, sostengono i manifestanti, è sempre stato loro negato, ignorando la richiesta di migliaia di cittadini per un utilizzo pubblico della struttura, da concordare con istituzioni e cittadini.

«Per attivare il processo partecipativo – spiegano Gemma Urbani e Virginio Bertini del comitato – era sufficiente raccogliere 650 firme. Siamo arrivati a oltre 1.400, con l’adesione di professionisti, architetti, docenti universitari e urbanisti di fama mondiale, e il 29 settembre le abbiamo presentate all’autorità regionale che, in base alla legge, avrebbe dovuto fornire una risposta entro 30 giorni. Sono passati 50 giorni, ma tutto tace, nonostante ripetute sollecitazioni. Da Firenze nessun segnale. Tanto meno dal Comune che continua a ignorarci, lasciando intendere di voler fare di testa sua, perché tanto noi non contiamo niente e quelle 1.400 firme possono essere ridotte in cenere, perché non hanno alcun peso sulle sue decisioni». Oggi alle 9 è prevista l’asta pubblica a palazzo Santini, per la cessione di una porzione importante dell’immobile, partendo da una base di un milione e 500mila euro per 6mila metri quadrati. Il che vuol dire 240 euro al metro quadro: «Una cifra assurda – proseguono i membri del comitato – e offensiva per la dignità dei cittadini lucchesi e per una struttura che ha segnato un’epoca e il lavoro di decine di migliaia di lucchesi. Questa non è democrazia, ma autoritarismo e disprezzo per la società civile e per i cittadini che dovrebbero potere esprimere liberamente il loro pensiero, quando si tratta del destino della loro città».

«Le istituzioni – puntualizzano dal Comitato – a questo punto dovrebbero fare chiarezza sulla questione e aprirsi al dialogo, ascoltando la voce dei cittadini e di tutte le categorie sociali, per giungere a un disegno unanime che non produca decisioni cadute dall’alto, ma sia il frutto di una collaborazione consapevole e responsabile, non dettata dall’improvvisazione e dalla confusione». Insomma, viene chiesto di procedere in modo condiviso e lungo un percorso chiaro, per il bene della città «che, sì, deve rigenerarsi e stare al passo coi tempi, ma non può essere snaturata» .

Sul caso manifattura intervengono, per la Lega, anche la consigliera regionale Elisa Montemagni e il consigliere comunale Giovanni Minniti: «Spingere il comitato a bruciare in piazza le firme raccolte per chiedere di essere, come detto, parte in causa riguardo alla scelta sul destino dell’importante struttura cittadina, significa aver portato all’esasperazione delle persone che si sono sentite umiliate da chi non le ha prese minimamente in considerazione».

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