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Messa a San Ginese dedicata alle vittime dell’omotransfobia

Luigi Spinosi
Messa a San Ginese dedicata alle vittime dell’omotransfobia

Mercoledì la prima delle preghiere di don Nando Ottaviani La comunità religiosa si è stretta attorno al suo parroco

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Luigi Spinosi

CAPANNORI. La straordinarietà della normalità. Quanto fatto da don Nando Ottaviani, parroco del Compitese, non dovrebbe rappresentare una notizia, in un Paese normale. Del resto le parole pace, tolleranza, amore, non possono mancare in un’omelia, così come il rifiuto del concetto di odio dovrebbe essere intrinseco in chi si professa cristiano. E infatti lo stesso don Nando non trova niente di straordinario nella messa celebrata mercoledì alla chiesa di San Ginese, la prima di una serie che sarà celebrata ogni mercoledì: è la messa settimanale dedicata alle vittime dell’omotransfobia: «È una messa ordinaria, normale – spiega il parroco – così come celebro le messe per i defunti, per la pace, prego anche per i nostri fratelli e le nostre sorelle vittime dell’odio».

Un’iniziativa che era nata sull’onda della bocciatura del disegno di legge Zan, e alla quale i fedeli hanno risposto nel miglior modo possibile, con normalità appunto. «Alla cerimonia erano presenti gli stessi fedeli che partecipano abitualmente alla messa del mercoledì – racconta don Nando – niente di strano». Nessuna polemica, nessuna panca lasciata vuota per protesta, a testimoniare come il rispetto per le persone, al di là di quelle che sono le proprie preferenze sessuali, sia un concetto già assorbito da una larga fetta della società, e della stessa comunità cattolica, anche in una terra di piccole realtà come il Compitese. Insomma, una società reale che si mostra migliore di quanto il dibattito politico o le polemiche da social potrebbero far credere.

«Una delle cose più simpatiche – racconta il parroco – mi è successa alla messa di domenica, quando una signora, saputo dell’iniziativa, mi ha preso da parte per scusarsi perché questo mercoledì lei aveva già un impegno, e non avrebbe potuto partecipare alla messa. Era dispiaciuta, perché avrebbe voluto esserci. Poi ha aggiunto che non sarebbe mancata a quella del mercoledì successivo».

Quella di don Nando rappresenta una presa di posizione netta, ma non così diffusa nel mondo cattolico: «Del resto in questo mondo ci sono anche quelli che dicono che i gay devono andare all’inferno. Io mi limito a seguire il messaggio di Cristo, che diceva di amare, non di odiare. L’importante è non fare del male a nessuno, poi ognuno ha il diritto di cercare la propria felicità. L’importante è non essere irrispettosi, ma quello vale per tutti, gay o etero».

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