Caos al carcere San Giorgio Lega: situazione inaccettabile
Montemagni e Minniti intervengono dopo le violenze esplose nelle ultime settimane «Pronti a fare un’ interrogazione al ministro»
LUCCA. La situazione esplosiva all’interno del carcere San Giorgio, con celle allagate, suppellettili date alle fiamme, aggressione tentate e riuscite nei confronti della polizia penitenziaria, scuote il mondo della politica. Su quanto accaduto così come documentato dal Tirreno, intervengono due esponenti lucchesi della Lega. «Da tempo – affermano Elisa Montemagni e Giovanni Minniti, rispettivamente capogruppo in consiglio regionale e comunale della Lega a Lucca – denunciamo, al pari dei sindacati di categoria, le disastrose condizioni del carcere San Giorgio di Lucca. A prescindere dalla situazione strutturale dell’edificio – proseguono i consiglieri – quello che preoccupa maggiormente è la carenza di personale e le continue proteste dei detenuti che mettono a rischio l’incolumità degli agenti».
«Ci chiediamo – precisano gli esponenti leghisti – cosa si aspetti per risolvere le tante criticità che, noi stessi, abbiamo potuto verificare personalmente in un sopralluogo fatto qualche mese fa nello stesso penitenziario lucchese. I poliziotti, come detto in numero non adeguato sono sottoposti ad uno stress continuo ed inaccettabile e comincia ad essere sempre più preoccupante l’escalation di episodi violenti da parte dei reclusi».
Le tensioni si acuiscono da settimane e i problemi, legati soprattutto alla cronica assenza di personale, mettono a repentaglio l’incolumità di agenti ed educatori.
«Non è più, dunque, possibile attendere – insistono Montemagni e Minniti – e occorre che il Ministero si faccia pieno carico delle sue responsabilità, prima che possa accadere qualcosa d’irreparabile. Da parte nostra – concludono i due esponenti della Lega – siamo pronti a recarci nuovamente al San Giorgio, magari accompagnati da un nostro deputato che possa, quindi, portare, poi, l’annosa problematica direttamente nell’aula parlamentare, con un’interrogazione al Ministro».
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