Detenuto sferra pugni a un agente di custodia che finisce in ospedale
Il poliziotto non lo aveva fatto uscire dalla terza sezione Un altro recluso lancia una sedia e minaccia un’educatrice
Luca Tronchetti
LUCCA. Ancora momenti di forte tensione nel carcere San Giorgio dove la carenza di personale mette a repentaglio gli agenti della penitenziaria e gli educatori. Ieri mattina due episodi critici causati da due detenuti italiani, già autori in passato di altre aggressioni ai danni del personale della Penitenziaria anche dello stesso istituto.
Il più grave si è verificato nella terza sezione della casa circondariale dove un detenuto, che stava lavorando come scopino, alla richiesta di poter uscire dalla sezione sentendosi negare il permesso in quanto l’agente non era autorizzato, ha iniziato a picchiarlo ripetutamente con pugni anche in testa. L’agente di polizia penitenziaria colpito è stato costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso dell’ospedale San Luca per accertamenti. Accusava anche un ronzio all’orecchio destro, oltre ai dolori alla testa.
Contestualmente un altro detenuto – proveniente dal carcere di Terni (con una condanna per rapina e una pena detentiva che scade nel 2028) e che aveva già aggredito agenti dell’istituto di pena umbro e per questo era stato trasferito al penitenziario San Giorgio – durante il colloquio con un’educatrice ha lanciato una sedia, fortunatamente senza colpire nessuno, per poi minacciare pesantemente e gli agenti della penitenziaria intervenuti per evitare il peggio.
«È un detenuto – dice Giuseppe Proietti Consalvi, il vice segretario nazionale della Osapp (organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria) – che, a causa delle sue aggressioni, è stato trasferito in parecchi istituti e con a carico varie denunce da parte del personale della polizia penitenziaria».
«Il personale – prosegue Giuseppe Proietti Consalvi – è stanco di subire invettive e aggressioni gratuite da parte dei detenuti, che sembrerebbero agire in tale modo perché graziati da eccessivo buonismo e da una politica ultra garantista che difende Caino a danno dei vari Abele. Chiediamo a gran voce che l’azione disciplinare abbia il suo corso affinché i detenuti rispettino le regole interne e questo a garanzia dell’ordine e della sicurezza».
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