Il gioco mangia 284 milioni: i dati nel capoluogo e nella provincia di Lucca
Slot, scommesse e lotto inghiottono il denaro e le vite di migliaia di lucchesi
LUCCA. Il sociologo Roger Caillois definiva le attività ludiche basate sull’aleatorietà come un abbandonarsi ai capricci del fato. E in un mondo che ha fatto della competizione agonistica la sua regola, secondo lo studioso francese i giochi d’azzardo rappresentavano un’eterna possibilità di riscatto e risarcimento per i “vinti”, nonché un modo per tenerli buoni. Non c’è merito e non c’è colpa: la dea fortuna, come si suol dire, è bendata. Chi, invece, ci vede benissimo e soprattutto sa far di conto, è lo Stato che da questa “tassa sull’illusione” incassa miliardi di euro ogni anno. Molti arrivano dalla Lucchesia. Secondo i dati dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli relativi al 2019 e resi noti da Avviso pubblico, nei 26 comuni di Lucca, Piana e Valle sono stati giocati 284 milioni di euro, di cui più di 67 sono andati perduti. Ma non per l’erario che ne ha incassati ben 40.
Cifre enormi, che peraltro riguardano solo la cosiddetta “raccolta fisica” (che rappresenta il 67 per cento del totale) ma non i giochi online, in preoccupante crescita. Nella tabella qui a fianco sono elencati gli importi che i cittadini dei vari comuni del nostro territorio hanno impiegato in una pletora di giochi. Il catalogo è questo: Awp, Betting Exchange, Big, Bingo, Comma 7, concorsi pronostici sportivi, Eurojackpot, giochi di abilità, ippica internazionale e nazionale, lotterie istantanee, telematiche, telematiche tradizionali o solo tradizionali, Lotto, PlaySix, scommesse ippiche in agenzia, scommesse sportive a quota fissa o virtuali, Superenalotto, V7, Vlt, Winforlife. Certo si vince anche, ma in media il 29 per cento delle somme giocate va perduto e in questi casi a vincere è l’erario, che incassa una parte dei soldi mentre l’altra la lascia ai gestori e organizzatori questi giochi.
Purtroppo la passione spesso sconfina nella patologia, rovinando la vita di intere famiglie. Lo sa bene la dottoressa Elisa Cerrai, medico del Serd e responsabile dell’Unità funzionale servizio delle dipendenze nella Piana di Lucca. «Da molti anni a Lucca, padiglione C del Campo di Marte, esiste un ambulatorio specifico sulla ludopatia, con un équipe multiprofessionale formata da un medico, uno psicologo e un educatore professionale. Qui i cittadini possono venire senza l’impegnativa del medico, il servizio è gratuito e basta fare una telefonata per prenotare un appuntamento. Il martedì pomeriggio è il giorno in cui ci ritroviamo. Attualmente abbiamo in carico un’ottantina di pazienti: 66 sono venuti per questo specifico problema e sono i cosiddetti “giocatori puri”. Gli altri avevano già altre comorbidità, spesso alcol e cocaina, a cui hanno associato anche quella per gioco. Chi sono? C’è di tutto. L’età varia dai 25 ai 70 anni, con una media di 40 anni ma sono prevalentemente uomini: il rapporto con le donne è di sette a uno. In genere si tratta di persone socialmente inserite, con un’attività lavorativa e una famiglia alle spalle».
E spesso sono i propri i familiari della persona a farsi avanti quando scoprono i danni, anche economici, che questa malattia può produrre. «I familiari del malato vengono per chiederci consigli e suggerimenti sul da farsi – spiega la dottoressa – soprattutto nella fase in cui il giocatore non è ancora pronto a intraprendere un percorso terapeutico. Forniamo un tutoraggio economico e attiviamo consulenze legali e finanziarie per cercare di risolvere le questioni legate ai debiti, tant’è che siamo in contatto con il centro anti-usura della Misericordia di Lucca. Il percorso di recupero – conclude la dottoressa – dura circa un anno, ma non ci sono regole fisse: ognuno deve fare la sua strada e tutto varia da caso a caso. Spesso senza farmaci, perché non ne esistono di specifici per questa patologia. Una volta rimessa in sesto, la persona continua a essere seguita».
Nella foto: la dottoressa Cerrai.
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