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Una manifestazione in difesa del Passo della Focolaccia
Risparmiate quel che resta del Passo della Focolaccia. È l’appello che lancia l’organizzazione di volontariato Apuane Libere che ha inviato una richiesta di sopralluogo al ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani e all’assessore all’ambiente della Regione Toscana Monia Monni, per informarli ed eventualmente accompagnarli sul posto. L’occasione potrebbe essere una manifestazione in programma il 26 settembre.
«Dopo le inaccettabili risposte rilasciate dall’assessore di Massa Paolo Balloni sulla riapertura del cantiere “marino” di cava Piastramarina al Passo della Focolaccia, Apuane Libere ha deciso di inviare un dossier a tutti gli enti, nazionali e regionali, che sono pagati dai contribuenti per far rispettare le leggi in materia ambientale – dice il presidente Gianluca Briccolani – siamo stufi di subire la riapertura di siti estrattivi chiusi da decenni e in parte rinaturalizzati, ma soprattutto, non accetteremo mai che le poche leggi che ancora tutelano i nostri monti, vengano sistematicamente derogate procurando voragini incolmabili in termini paesaggistici, ecosistemici ed erariali. In questa direzione abbiamo voluto scrivere al ministro Cingolani e all’assessore Monni presentando quel lungo elenco di violazioni al codice dell’ambiente, che dal 1959, anno del primo colpo di martello pneumatico alla Focolaccia, sino ai giorni nostri, sono state autorizzate a compiersi in questa bellissima e storica zona delle Alpi Apuane». Briccolani definisce quanto accaduto qui uno dei più grandi disastri ambientali delle Apuane: «L’abbassamento di quella sella di origine glaciale a 1.650 metri di quota al confine tra le province di Lucca e di Massa Carrara, e che prima degli anni cinquanta era conosciuta con il nome di Passo della Focolaccia è evidente. Oggi, quella bellissima lente marmorea a due passi dal rifugio più antico delle Alpi Apuane, il Bivacco Aronte, è stata completamente abbassata di novanta metri, lasciando un mostruoso cratere a cielo aperto visibile addirittura anche da alcune zone dell’Emilia Romagna. Vogliamo affermare di non essere d’accordo con l’assessore Balloni che ha dichiarato pubblicamente che anche se escavato, questo importante geosito verrebbe ugualmente protetto e resterebbe tale. Grazie al nuovo Piano di indirizzo territoriale votato dalle passate giunte regionali e avallato dall’attuale, solo nei comuni di Minucciano e Massa, stanno riaprendo, o sono in previsione di riapertura, ben 17 siti estrattivi dove si continua a massacrare l’ambiente e a tagliare le gambe alle altre economie da esso sostenibili. Consci che questa tendenza a riaprire vada stroncata sul nascere abbiamo indetto per il 26 settembre una pacifica catena umana intorno al bivacco Aronte, per opporci, se necessario con i nostri corpi, a questo nuovo folle progetto volto a rimpinzare facilmente le casse comunali e a scongiurare la presenza delle persone: troppo spesso scomodi testimoni delle violazioni commesse dalle ditte del settore lapideo».
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