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Dopo la tragedia la città è vicina alla famiglia di Silvia Manetti

Martina Trivigno
Dopo la tragedia la città è vicina alla famiglia di Silvia Manetti

La sindaca  si sta occupando delle procedure che riguardano i figli

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ALTOPASCIO. La solidarietà. Da ogni parte. Ad Altopascio, non si parla d'altro: la morte di Silvia Manetti, 45 anni, ammazzata con una coltellata dal fidanzato Nicola Stefanini, 48 anni, dilania, ferisce, rattrista. I suoi occhi verdi, il suo sorriso, sono ovunque, ormai. E il pensiero va a lei, uccisa da chi le prometteva amore. Da tre anni, ormai. E ai suoi due figli, ancora minorenni, rimasti anni fa senza il padre (morto per una malattia) . E che, ora, hanno perso anche la loro mamma. Una tragedia nella tragedia, impossibile da ignorare. Ma il Comune di Altopascio lo dice chiaro e tondo: «Non abbandoneremo la famiglia di Silvia».

Intanto, il Comune di Altopascio sta già intervenendo anche per tutti gli aspetti economici legati alla gestione dei minori: i servizi sociali dei due Comuni (Altopascio e Monterotondo Marittimo) gestiranno insieme il caso, anche con il tribunale dei minori (per capire, ad esempio, le questioni relative all'affido) . Silvia, in fondo, era una figlia di Altopascio. Ci era arrivata (dopo un breve periodo trascorso a Pontassieve, in provincia di Firenze) dopo vent'anni trascorsi tra Ascoli Piceno e Ancona, nelle Marche. Aveva vissuto lì fino a quando il marito Cesare Tempera, 50 anni, ex parà, era morto per una malattia. Silvia, da sola, si era fatta forza e aveva fatto ritorno in Toscana. La decisione di trasferirsi nella Piana di Lucca - e, per la precisione, in località Sterpeto - era stata una naturale conseguenza: qui vivono la madre e la sorella di lei.

Silvia era una donna solare, il suo sorriso impossibile da dimenticare. E l'ombra di questa tragedia ha colpito la comunità altopascese. Nel profondo. Addolorata anche la sindaca sindaca Sara D'Ambrosio. Che, in rappresentanza dei concittadini, ora promette di stare accanto alla famiglia di Silvia. «Un'altra vittima. Un altro femminicidio. L'ennesimo. Il terzo in 24 ore in Italia. Se ne è andata così Silvia Manetti, uccisa dal compagno, a Monterotondo Marittimo (Grosseto), dove si era trasferita da un po'di tempo, dopo aver vissuto per un periodo a Marginone - scrive la prima cittadina - . Se ne va così, ingiustamente, in modo inaccettabile, insopportabile. Insopportabile come il peso di questo nuovo femminicidio, che coinvolge indirettamente anche il nostro territorio, dopo la tragedia di Maria Carmina Fontana (conosciuta da tutti con il nome di Carmela) di qualche mese fa. Silvia ha vissuto qui, qui risiedono i suoi figli minorenni, qui vivono la madre e la sorella.

Il Comune di Altopascio sta già facendo la sua parte per sostenere questi ragazzi, per stare accanto alla famiglia e farà tutto quello che è possibile fare per esserci, per non lasciarli soli. A loro, a tutti loro, mando un grande abbraccio, mio personale e dell'intera comunità di Altopascio, stretta intorno ai familiari, colpita da questo ennesimo dolore». «Come sindaco - conclude D'Ambrosio - sento forte il dovere di fare qualcosa in più, perché la violenza sulle donne va condannata con ogni mezzo e la cultura del rispetto va promossa in ogni ambito, ogni giorno, in ogni momento. Troppe volte rischiamo di accendere i riflettori solo quando accade il femminicidio. Dobbiamo agire prima, trovare un modo semplice, popolare, usuale di parlare di violenza sulle donne, di prevenzione, di parità di genere nel linguaggio di tutti i giorni, nella quotidianità delle comunità. Solo così denunciare non sarà più una cosa inedita. Solo così parlarne non sarà più una cosa eccezionale. Solo così si rompono i tabù e si prende finalmente coscienza che la violenza sulle donne non è un fatto che riguarda solo così la subisce, ma ci chiama in causa tutti. Tutti quanti».

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